venerdì 3 gennaio 2014

OBAMA, CLEMENZA PER SNOWDEN

«Ha reso al suo Paese un grande servizio»: il New York Times scende in campo con un editoriale per chiedere al presidente Obama «un atto di clemenza o una qualche forma di patteggiamento» in favore di Edward Snowden, l' ex contractor della Nsa che con le sue rivelazioni ha dato il via allo scandalo dell' intelligence americana.

Insieme al Guardian, (per «assoluta coincidenza» secondo le parole del direttore inglese Alan Rusbridger), il più influente giornale degli Stati Uniti usa parole molto chiare:

«Avrà anche commesso un reato, ma grazie al suo atto di coraggio tutti adesso conoscono il programma di spionaggio.

Considerando l' enorme valore delle informazioni che ha rivelato e gli abusi che ha messo in evidenza Snowden merita qualcosa di meglio che passare la vita in esilio oppure in carcere.

È tempo che gli venga offerto un accordo che gli permetta di tornare a casa con una pena sostanzialmente ridotta e che gli sia consentito di proseguire la sua battaglia in difesa della privacy e per un cambiamento radicale di un sistema ormai fuori controllo».

Poi ancora:

«Quando qualcuno rivela che il suo governo ha violato la legge non dovrebbe temere di essere punito duramente dallo stesso esecutivo».

La presa di posizione arriva dopo sette mesi dalle prime rivelazioni e nel pieno della discussione che continua ad animarsi attorno all' Agenzia per la sicurezza nazionale.

Nelle ultime settimane due tribunali si sono espressi in maniera opposta: il primo dichiarandone l' incostituzionalità, il secondo definendola «legittima e utile».

In mezzo l' amministrazione Obama che, sull' onda delle polemiche, ha comunque già avviato la riforma del programma affidandone la riscrittura a un panel di esperti che seguono la linea della «maggior trasparenza».

Il presidente sostiene da sempre che Snowden «deve tornare in Patria e affrontare un processo equo per rispondere dei reati commessi».

Ma in una recente intervista alla CbsNews, Rick Ledgett il capo della task force della Nsa che si occupa della fuga di notizie si lascia scappare:

«Potremmo considerare una grazia», dichiarazione subito smentita dalla Casa Bianca che infatti a novembre respingeva una richiesta di clemenza avanzata dell' ex agente.

Il New York Times nell' editoriale mette in fila tutte le violazioni commesse, poi spiega che le rivelazioni non hanno danneggiato la sicurezza degli Stati Uniti e infine accende i riflettori sulle bugie pronunciate a marzo davanti al Congresso dal capo dell' intelligence Usa, Eric Clapper:

«Aveva detto che non c' era nessun programma di spionaggio di massa: nessuno gli ha ancora chiesto conto di quella menzogna».

L' ultima stoccata è ancora per Obama:

«Sostiene che Snowden doveva denunciare gli abusi ai suoi superiori.

Lui lo ha fatto ma loro non hanno agito in alcun modo».

Alcuni senatori democratici approvano la linea della clemenza, come rivela il sito specializzato The Politico, ma non mancano le reazioni contrarie.

Su Twitter la star dei commentatori neo-liberal Josh Barro scrive:

«Concedergli la grazia sarebbe un pericoloso precedente».

Polemica che si accende anche sulla homepage del New York Times dove migliaia di lettori scrivono migliaia di post:

«Grazie per averci fatto riflettere» e ancora «Finalmente parole chiare», ma anche accuse e insulti:

«Vergogna, è una spia russa».

Tanto da spingere Andrew Rosenthal, direttore dell' Editorial Page, a spiegare la scelta in un colloquio con la garante dei lettori Margaret Sullivan:

«Era da tempo che ci pensavamo, abbiamo deciso che era il momento giusto dopo le sentenze dei giudici, il parere della commissione, le proteste dei giganti di Internet solitamente non molto inclini alla privacy.

Non penso che Obama ci ascolterà, in passato ci ha spesso deluso su questi temi.

Ma a volte bisogna andare oltre quello che sembra realistico: dire non quel che potrebbe succedere, ma quello che dovrebbe succedere».

giovedì 2 gennaio 2014

MARANO, DOCUMENTI COMUNALI MARCISCONO NEI LOCALI DELL'EX CONVENTO

Documenti comunali, libri, atti amministrativi ammassati in un deposito dell'ex convento Santa Maria delle Grazie, oggi di proprietà del Comune di Marano e sede degli uffici anagrafe, patrimonio, sport e spettacolo.

Faldoni, carte ammucchiate alla rinfusa durante le operazioni di trasloco degli uffici comunali, avvenute qualche mese fa, e che ora rischiano di marcire.

Non va meglio per i documenti - per lo più pratiche di condono dei decenni scorsi - sistemati alla meno peggio al terzo piano del palazzo municipale.

E' diventata ormai prassi poterli visionare in spregio alle più elementari norme sulla tutela della privacy.

«GLI USA SPIANO GLI IPHONE»: APPLE NELLA BUFERA PER IL PROGRAMMA SPIA

Gli 007 Usa "spiano" gli iPhone.

O almeno lo hanno fatto in passato, come emerge dalle nuove carte della "talpa" del Datagate, Edward Snowden, pubblicate dal settimanale tedesco Der Spiegel.

Il documento che imbarazza, e non poco, la Apple, risale al 2008.

Mostra l'esistenza di un programma della National Security Agency (Nsa) chiamato "Dropout Jeep".

Attraverso un sofisticatissimo software installato sugli smartphone della casa di Cupertino, la potente agenzia di intelligence sarebbe stata in grado di accedere a tutti i dati personali memorizzati sull'iPhone: dalla rubrica telefonica alla lista dei contatti.

Ma sarebbe anche stata in grado di leggere i messaggi di testo, intercettare le e-mail, e addirittura ascoltare i messaggi registrati nella segreteria telefonica e attivare sia il microfono che la telecamera del telefono.

Inoltre il software "spia" avrebbe permesso agli 007 federali di localizzare le persone che utilizzano l'iPhone con una precisione quasi infallibile, attraverso i segnali inviati ai ripetitori dalle varie app installate sul telefono.

Al quartier generale dell'azienda fondata da Steve Jobs non ci stanno, e i contenuti della nuova fuga di notizie vengono seccamente smentiti.

O almeno si nega ogni coinvolgimento: «La Apple non ha mai lavorato con la Nsa per creare un accesso segreto ai software di propri prodotti, compreso l'iPhone», si legge in una nota, in cui si sottolinea anche come l'azienda sia «all'oscuro di programmi che abbiano avuto come obiettivo i propri prodotti».

Si cerca poi di tranquillizzare gli utenti sulla assoluta sicurezza degli ultimi modelli dell'iPhone e dell'ultima versione del software utilizzato da Apple, l'iOs 7.

I nuovi documenti diffusi da Snowden, infatti, risalgono a più di cinque anni fa, quando il modello in voga era l'iPhone 3, che utilizzava un sistema operativo oramai superato.

Ma a questo punto - sottolineano in molti - i dubbi sull'affidabilità anche della nuova generazione di iPhone sono legittimi, anche se gli esperti sottolineano come gli attuali congegni per la sicurezza del proprio smartphone e per la protezione della privacy siano quasi invulnerabili.

Non solo i dispositivi della Apple, comunque, sarebbero stati messi sotto controllo dalla Nsa.

Dalle carte della "talpa" del Datagate emerge infatti come l'agenzia di intelligence negli scorsi anni abbia preso di mira i prodotti di altre case hitech, come quelli di Cisco System.

Non solo telefoni, ma anche laptop e tablet, che verrebbero "craccati" anche grazie all'azione della Tao (Tailored Acces Operation), l'unità speciale della Nsa il cui motto è «Ottenere l'impossibile».

Un gruppo di "supergeni" del web in grado di accedere a qualunque tipo di informazione viaggi nel cyberspazio, chiamati in causa per delle operazioni mirate, lì dove falliscono tutti gli altri strumenti della potente agenzia di spionaggio.

TUTTI CONTRO TUTTI LA GRANDE LOTTA PER IL CONTROLLO DEI DATI

Può sembrare apocalittico, e in effetti lo è, ma tutti gli indizi portano a ritenere che il 2014 si appresta a diventare l'anno della prima Guerra mondiale di Internet.

Qui non si parla di cyberattacchi ma dell'eterna lotta per il Potere e quella lotta oggi passa dal controllo di Internet ovvero dal controllo totale delle nostre vite.

Grazie alla scelta di Edward Snowden di rivelare i programmi di sorveglianza globale della National Security Agency il quadro è completo: ci sono, tutti contro tutti, gli Stati Uniti, il resto del mondo, la Silicon Valley, le industrie in crisi che resistono al futuro e ci sono, soprattutto, i cittadini che usando la rete producono dati.

Quei dati personali sono la posta in gioco: usati bene vogliono dire un mondo migliore, più libero e "intelligente"; usati male sono la profezia di George Orwell realizzata trent'anni dopo il 1984.

Chi sono i buoni e chi i cattivi?

Non è sempre facile determinarlo.

Chi ti regala un ottimo servizio email è buono se poi in cambio "legge" quello che scrivi?

E chi ti protegge dai terroristi è buono se anche ogni tua traccia digitale viene archiviata per sempre?

E se i più bravi a creare ricchezza dal digitale non pagano le tasse nel tuo paese, chi mette i soldi per gli asili nido e le buche stradali, zio Paperone?

«Il 2013 ha cambiato tutto», sostiene la Electronic Frontiers Foundation, dal 1990 baluardo californiano dei diritti digitali.

È sicuramente cambiata la percezione della rivoluzione in corso al punto che un intellettuale sempre pronto a cogliere il lato oscuro del web, Eugeny Morozov, sostiene il diritto «a odiare la Silicon Valley».

Esagera: ma la risoluzione che i 193 paesi delle Nazioni Unite hanno approvato all'unanimità subito prima di Natale prova a riaffermare con forza «il diritto alla privacy nell'era digitale».

La cartina tornasole è lì: più privacy vuol dire più libertà ma anche meno dati personali disponibili e quindi essenzialmente due cose: meno soldi per Google, Facebook& Co.,e quindi meno servizi gratis per noi; e anche meno sicurezza.

Reggerà questo approccio al prossimo attentato terroristico?

Per capire quello che sta accadendo è necessario fare un passo indietro addirittura al 1996 quando il poeta John Perry Barlow pubblicò la Dichiarazione d'Indipendenza del Cyberspazio.

Cosa aveva di speciale?

Che era letteralmente una bomba: diceva, con toni tonitruanti, cose che a rileggerle oggi tutto diventa più chiaro.

Persino l'italica webtax.

Diceva per esempio che con Internet si stava costruendo un mondo migliore dove i governi non avevano alcuna autorità e dove quindi non si applicavano le leggi tradizionali.

Una "sparata" simile poteva andare bene nel 1996 quando su Internet c'erano sedici milioni di persone.

Con due miliardi e mezzo di utenti, il virtuale è diventato reale e quel giochino non funziona più.

E le contraddizioni esplodono.