domenica 3 novembre 2013

IL TEATRO DI OMBRE

La vicenda dei dati raccolti dall’agenzia americana di intelligence National Security Agency e la reazione dei governi europei nasconde una delicata filigrana.

L’immagine in superficie divide la pubblica opinione nella contesa politica, mentre i professionisti più accorti studiano, e si contendono, la filigrana occulta.

Curioso paradosso per una crociata sulla trasparenza.

Il presidente francese Hollande protesta con Obama sulle scorribande Nsa in Francia, ma solo con pacata sagacia.

Hollande sa quel che Bernard Squarcini, ex capo dell’intelligence interna Dcri, dice con candore raro in un uomo dei servizi : «Se i nostri leader si stupiscono per le rivelazioni Nsa vuol dire che non hanno mai letto i rapporti che mandavo loro… tutti sanno che gli alleati cooperano sull’antiterrorismo, ma poi si spiano a vicenda, lo fanno gli americani e lo facciamo noi, dal mercato all’industria, nessuno è fesso».

Con realismo il ministro del Commercio Nicole Bricq conferma: «Inutile piagnucolare… piuttosto la Francia migliori» la propria rete di raccolta dati.

Distratti dal Teatro di Ombre su sicurezza e dati, non vediamo il vero scontro, indicato dalla Bricq, ed è qui che va invece puntata l’attenzione.

Se il Ministero del Tesoro americano, con un attacco di rara violenza, castiga la Merkel e la politica dell’austerità che confinerebbe nella recessione l’Europa, se il presidente dei socialdemocratici tedeschi Sigmar Gabriel minaccia di bloccare il patto di libero scambio Usa-Ue in rappresaglia contro l’intelligence Nsa, è perché i governi, sulle due rive dell’Atlantico, sanno che lo spionaggio continuerà comunque e provano almeno a ricavarne vantaggi sui temi di politica economica in discussione.

Mentre l’ex direttore del New York Times Keller e l’ex analista del Guardian Greenwald dibattono di vecchi o nuovi canoni del giornalismo, gli addetti ai lavori studiano la falla aperta dalla politica sfrenata Nsa.

La società contemporanea, politica, finanza, economia, commercio, lotta alla criminalità, si basa su un livello accettabile e condiviso di sicurezza della rete.

Se mandate una mail, comprate un biglietto del treno, seguite il vostro conto in banca o la carta di credito online, scommettete su un accettabile grado di privacy.

Il codice Swift presiede - ad esempio - domestiche o faraoniche transazioni finanziarie.

Ai massimi vertici dell’antiterrorismo, alla guida dei satelliti in orbita, nella protezione dei sistemi complessi, la crittografia che tutela la comunicazione online è preziosa e indispensabile: se accessibile ai Cavalli di Troia di hackers, terroristi, malviventi, spie, mette a rischio ogni passo quotidiano online.

Purtroppo questa è - anche se pochissimi ne parlano - la più nefasta conseguenza della bulimia Big Data Nsa.

Secondo gli esperti di crittografia Nadia Heninger e Alex Halderman, la Nsa avrebbe chiesto ai programmatori di lasciare «vie d’accesso» nei software di protezione della comunicazione, per permettere con facilità agli agenti Usa di controllarli e deporre «virus» capaci di registrare il traffico dei siti sotto indagine.

Heninger e Halderman temono che annacquare gli algoritmi guardiani della privacy e della sicurezza online sia il vero pericolo: una volta aperta la strada per le spie Nsa, essa può essere ripercorsa da chiunque altro.

E se il sistema perde di credibilità, cittadini, aziende e istituzioni lo useranno meno e con minore fiducia.

Da una generazione, garante della sicurezza digitale è il Nist, National Institute of Standards and Technology, agenzia americana che sovrintende agli standard crittografici accettati poi da governi e aziende.

I codici AES, le funzioni SHA-3, la crittografia delle «curve ellittiche» studiata da Koblitz e Miller, sono tra gli algoritmi cui il Nist ha concesso autorevolezza.

Purtroppo, secondo la rivista «Foreign Affairs», la Nsa avrebbe chiesto al Nist di indebolire i sistemi di sicurezza approvati, così da permetterle più agevoli intrusioni. Scricchiola così l’intera tecnologia web.

Ancor prima delle rivelazioni sulla Nsa dell’ex agente Snowden, i crittografi Dan Bernstein e Tanja Lange sospettavano che gli algoritmi di sicurezza, soprattutto quelli basati sulle «curve ellittiche», fossero stati allentati dal Nist.

L’algoritmo «Dual EC DRBG» a curve ellittiche è sotto osservazione già dal 2006, come i sistemi di sicurezza a «numeri random».

Secondo Snowden proprio «EC DRBG» è stato indebolito su richiesta Nsa.

È l’architrave su cui il web futuro basa l’architettura, se Nist non chiarisce, con franchezza, fino a che punto lo ha crepato, il prezzo da pagare, in termini politici ed economici, sarà gravissimo.

Se anche Obama riuscisse - e non sembra sia per ora il caso - a riguadagnare fiducia su Nsa e Nist, come osserva il saggista Misha Glenny, il monopolio del web, dalla nascita gestito in America, emigrerà «in un network confuso, dove le nazioni erigono barriere digitali e i governi alzano il controllo su quello che i cittadini possono, o non possono, fare online».

Il web bloccato dai dazi digitali farà rimpiangere la convulsa prateria americana e il controllo online sarà l’esito bizzarro della campagna per la trasparenza.

Stavolta però gli Stati Uniti potranno prendersela solo con se stessi.

È stato lo Zio Sam a sfiduciare gli algoritmi Nist, complessi ed umili cardini della libertà digitale.

Per questo Hollande, saggiamente, tiene i toni bassi: sa che il peggio deve ancora venire e spazzerà via chi oggi si atteggia a cicisbeo.

SNOWDEN: “AVEVO RAGIONE” IN GERMANIA CRESCE IL FRONTE PER CONCEDERGLI ASILO POLITICO

La lettera della “talpa” del Datagate pubblicata sul giornale Der Spiegel con un appello al governo firmato da 50 tra politici e intellettuali.

Cittadini, ribellatevi alle ingerenze dello spionaggio e combattete per la verità.

È un vero e proprio appello quello che la `talpa´ del Datagate, Edward Snowden, affida a un «Manifesto per la verità» inviato - seguendo ovviamente un canale criptato - al Der Spiegel e pubblicato oggi dal settimanale tedesco.

L’intervento, che ricorda un po’ i toni del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, compare sul magazine proprio nel giorno in cui Der Spiegel sembra aver fatto sua la causa dell’ex contractor della Nsa: «Asilo per Snowden», recita infatti il titolo di copertina annunciando un appello sostenuto da oltre 50 personalità del mondo della politica, della cultura e dell’economia affinché Berlino accolga la “talpa”.

Se un asilo in terra tedesca sembra tuttavia remoto, i legami tra Snowden e la Germania appaiono più solidi.

E oggi, dopo che le ultime rivelazioni del Datagate hanno smascherato una rete di spionaggio europea - con Germania, Francia, Spagna, Svezia e Gran Bretagna come protagonisti - Snowden è tornato a parlare, arricchendo di luce profetica i suoi `leaks´.

I cittadini «hanno il dovere morale di fare in modo che le leggi e i valori di una società limitino questi programmi di sorveglianza e proteggano i diritti umani», sono le parole della `talpa´, secondo la quale programmi di monitoraggio come lo statunitense Prism «sono una minaccia al diritto alla privacy e alla libertà di coscienza in una società aperta».

Da qui, è la logica di Snowden, discende l’opportunità della sua missione.

«Invece di causare danni, l’utilità della nuova conoscenza per la società è molto chiara in quanto suggerisce una riforma alla supervisione della politica e delle leggi», scrive al Der Spiegel, trovando peraltro una sponda affidabile.

Il settimanale, infatti, dedica la copertina ad un appello aperto rivolto a Berlino da oltre 50 personalità tedesche affinché Snowden trovi asilo proprio lungo il Reno.

«Snowden ha reso all’Occidente un grande servizio, è ora di aiutarlo», scrive l’ex segretario della Cdu - il partito della cancelliera Merkel - Heinen Geissler.

E a fargli compagnia sono in tanti: dal musicista Udo Lindergerg al presidente della Federcalcio tedesca Reinhard Rauball, fino all’attore Daniel Bruhl.

Appello che, peraltro, potrebbe avere un seguito visto che lo stesso Snowoden si è detto pronto a parlare con le autorità tedesche del Datagate in cambio di garanzie sulla sua sicurezza o dell’asilo.

Dove la “talpa” sembra invece destinato a non tornare, sono gli Stati Uniti.

Lì, infatti, l’ipotesi di una grazia sembra lontanissima e lo hanno confermato oggi un alto consigliere della Casa Bianca, Dan Pfeiffer, e i presidenti delle commissioni intelligence di Senato e Camera, la democratica Dianne Feinstein e il repubblicano Mike Rogers.

Un `no´ alla clemenza trasversale, quindi, che tuttavia non cancella gli effetti del Datagate.

La Germania, secondo il Financial Times, intende fare pressione sulla Commissione europea per inserire nell’accordo di libero scambio tra Ue e Usa regole più severe sul controllo della privacy.

E la cosa avrebbe irritato non poco Bruxelles, convinta che, con una simile clausola, l’intesa rischi di saltare.

Un ulteriore nodo legato al caso Datagate e che sembra quasi preannunciato dal “Manifesto” del suo protagonista.

sabato 2 novembre 2013

DATAGATE: SERVIZI SEGRETI ITALIANI "LITIGIOSI" E "INCAPACI DI COLLABORARE"

Secondo l'agenzia di intelligence britannica i servizi segreti italiani sono "litigiosi" e "incapaci di collaborare tra di loro".

Lo rivelano i documenti della talpa Snowden, pubblicati dal Guardian, che parlano dell'esistenza di una rete europea per sorvegliare i telefoni.

Intanto Brasile e Germania chiedono una risoluzione Onu per proteggere la privacy.

I servizi segreti italiani sono "litigiosi", "incapaci di collaborare tra di loro" e di conseguenza frustranti.

E' l'opinione della GCHQ, l'agenzia di intelligence britannica, rivelata nei nuovi documenti di Edward Snowden pubblicati oggi dal Guardian.

Gli 007 britannici avevano contattato sia l'Aisi sia l'Aise per parlare di attività di "controterrorismo" e avevano constatato "una frattura all'interno dei servizi italiani" che vengono definiti "incapaci/non disposti a collaborare gli uni con gli altri".

Fonti italiane di intelligence, interpellate sull'articolo del Guardian, hanno spiegato che la fase a cui ci si riferisce è quella dell'avvio e della messa in opera della recente riforma dei servizi iniziata nel 2007 e recentemente conclusa.

La GCHQ, "aspettava una risposta dall'Aisi su una proposta di collaborazione: gli italiani sembravano entusiasti, ma ostacoli legali potrebbero aver impedito loro di impegnarsi", è scritto nei documenti.

Il Guardian ha pubblicato le carte della talpa che svelano anche l'esistenza di una rete europea per la sorvglianza sulle comunicazioni telefoniche.

I servizi segreti di Germania, Francia, Spagna e Svezia avrebbero messo a punto un sistema di sorveglianza di massa delle comunicazioni telefoniche e internet in stretta collaborazione con l'agenzia di intelligence britannica GCHQ.

Lo sviluppo di questa rete risalirebbe a 5 anni fa, secondo i documenti di Snowden.

Intanto Germania e Brasile hanno chiesto all'Assemblea generale dell'Onu di adottare una bozza di risoluzione per il diritto alla privacy nell'era digitale.

Lo riferisce la Bbc online.

La bozza di risoluzione chiede la fine dell'eccessiva sorveglianza elettronica sostenendo che la raccolta illegale di dati personali "costituisce un atto altamente invadente".

I due Paesi sono entrambi furiosi per le rivelazioni, dalla talpa Edward Snowden secondo cui le loro leader sono stati spiati dagli Usa.

La bozza di risoluzione, che non nomina i singoli Paesi, sarà discussa da una commissione dell'Assemblea generale incentrata sui diritti umani e sarà votata a fine mese.

La bozza chiede ai 193 membri dell'Assemblea di dichiararsi "profondamente preoccupata per le violazioni dei diritti umani e gli abusi che possono derivare dalla condotta di qualsiasi sorveglianza delle comunicazioni".

Abusi che includono "la sorveglianza delle comunicazioni extraterritoriali, la loro intercettazione cosi' come la raccolta di dati personali, in particolare il ricorso massiccio a controlli e intercettazioni".

UNA RETE DI SORVEGLIANZA EUROPEA PER SPIARE TELEFONI E INTERNET

Secondo i documenti della talpa Edward Snowden un sistema di sorveglianza di massa sulle comunicazioni telefoniche e su internet sarebbe stato sviluppato in Europa.

L'agenzia di intelligence britannica GCHQ, consulente per gli altri Paesi in questa operazione, avrebbe definito i servizi italiani "incapaci e non disposti a collaborare tra loro".

La risposta: "Noi siamo garantisti".

Esiste una rete europea di sorveglianza sulle comunicazioni telefoniche.

Lo rivelano i documenti della talpa Edward Snowden pubblicati dal giornale britannico Guardian.

I servizi segreti di Germania, Francia, Spagna e Svezia avrebbero sviluppato un sistema di controllo di massa dei telefoni e di internet, in stretta collaborazione con l'agenzia di intelligence britannica GCHQ.

La messa a punto di questa rete risalirebbe a 5 anni fa.

Dai file emerge anche che il GCHQ svolgeva un ruolo di consulente nell'aiutare i partner europei ad aggirare le leggi che limitano i poteri delle agenzie di intelligence.

I servizi segreti britannici, sempre secondo i documenti di Snowden, avrebbero contattato le agenzie italiane Aisi e l'Aise per parlare di attività di "controterrorismo".

La GCHQ "aspettava una risposta dall'Aisi su una proposta di collaborazione: gli italiani sembravano entusiasti, ma ostacoli legali potrebbero aver impedito loro di impegnarsi", è scritto nei documenti.

Gli 007 britannici avevano constatato "una frattura all'interno dei servizi italiani" che vengono definiti "incapaci e non disposti a collaborare tra di loro".

Fonti italiane di intelligence, citate nell'articolo del Guardian, hanno spiegato che la fase a cui ci si riferisce è quella dell'avvio e della messa in opera della recente riforma dei servizi iniziata nel 2007 e recentemente conclusa.

I documenti di Snowden, secondo l'intelligence italiana, dimostrano inoltre che i servizi del nostro Paese "sono più garantisti e che non sono disponibili ad andare oltre l'ordinamento".

Intanto Germania e Brasile hanno chiesto all'Assemblea generale dell'Onu di adottare una bozza di risoluzione per il diritto alla privacy nell'era digitale.

Nella bozza di risoluzione si sostiene che la raccolta illegale di dati personali "costituisce un atto altamente invadente".

La bozza di risoluzione, che non nomina i singoli Paesi, sarà discussa da una commissione dell'Assemblea generale incentrata sui diritti umani e sarà votata a fine mese.