Secondo i documenti della talpa Edward Snowden un sistema di sorveglianza di massa sulle comunicazioni telefoniche e su internet sarebbe stato sviluppato in Europa.
L'agenzia di intelligence britannica GCHQ, consulente per gli altri Paesi in questa operazione, avrebbe definito i servizi italiani "incapaci e non disposti a collaborare tra loro".
La risposta: "Noi siamo garantisti".
Esiste una rete europea di sorveglianza sulle comunicazioni telefoniche.
Lo rivelano i documenti della talpa Edward Snowden pubblicati dal giornale britannico Guardian.
I servizi segreti di Germania, Francia, Spagna e Svezia avrebbero sviluppato un sistema di controllo di massa dei telefoni e di internet, in stretta collaborazione con l'agenzia di intelligence britannica GCHQ.
La messa a punto di questa rete risalirebbe a 5 anni fa.
Dai file emerge anche che il GCHQ svolgeva un ruolo di consulente nell'aiutare i partner europei ad aggirare le leggi che limitano i poteri delle agenzie di intelligence.
I servizi segreti britannici, sempre secondo i documenti di Snowden, avrebbero contattato le agenzie italiane Aisi e l'Aise per parlare di attività di "controterrorismo".
La GCHQ "aspettava una risposta dall'Aisi su una proposta di collaborazione: gli italiani sembravano entusiasti, ma ostacoli legali potrebbero aver impedito loro di impegnarsi", è scritto nei documenti.
Gli 007 britannici avevano constatato "una frattura all'interno dei servizi italiani" che vengono definiti "incapaci e non disposti a collaborare tra di loro".
Fonti italiane di intelligence, citate nell'articolo del Guardian, hanno spiegato che la fase a cui ci si riferisce è quella dell'avvio e della messa in opera della recente riforma dei servizi iniziata nel 2007 e recentemente conclusa.
I documenti di Snowden, secondo l'intelligence italiana, dimostrano inoltre che i servizi del nostro Paese "sono più garantisti e che non sono disponibili ad andare oltre l'ordinamento".
Intanto Germania e Brasile hanno chiesto all'Assemblea generale dell'Onu di adottare una bozza di risoluzione per il diritto alla privacy nell'era digitale.
Nella bozza di risoluzione si sostiene che la raccolta illegale di dati personali "costituisce un atto altamente invadente".
La bozza di risoluzione, che non nomina i singoli Paesi, sarà discussa da una commissione dell'Assemblea generale incentrata sui diritti umani e sarà votata a fine mese.