mercoledì 8 gennaio 2014

MIA FIGLIA DISTRUTTA DALLA MARIJUANA

Lettera firmata Napoli sono un medico, madre di una figlia originariamente assai bella e intelligente, che si è distrutta fisicamente e psichicamente facendo uso da quattordici anni di marijuana.

Oggi la ragazza è una psicotica paranoica incapace di riconoscere la sua patologia.

Per la mia profondamente dolorosa esperienza ritengo improponibile qualunque ipotesi di legalizzazione dell' uso e di liberalizzazione della vendita di cannabis.

Intendo riferirmi all' articolo del magistrato Nicola Quatrano pubblicato su "Repubblica", edizione di Napoli, il 4 gennaio scorso.

È del tutto evidente che l' autore sul piano sociale potrebbe avere ragione; certamente la liberalizzazione della vendita di questa droga sbaraglierebbe i mercanti dell' erba, eliminando anche il reclutamento costante di giovani per lo smercio; apparentemente quindi effetti positivi.

Quatrano (del quale mi dicono un gran bene come uomo e come magistrato) non considera però che una droga, per quanto leggera possa essere, non ha gli stessi effetti su tutti gli individui, ma agisce in modo assolutamente diversoa secondo della risposta dell' organismo: da alcuni quindi è tollerata senza incidenti, sempre che l' uso sia moderato; per altri invece ha conseguenze disastrose pur in dosi non eccessive.

Non senza considerare che in ogni caso l' abuso, peraltro assai frequente, è dannosissimo per tutti, e quindi anche per chi ritiene di possedere una struttura fisica immune da rischi.

Renderne perciò libera la circolazione può aggravare enormemente la condizione dei consumatori.

Ci sono organismi fragili, che possono presentare specifiche debolezze anche genetiche rispetto alle quali la marijuana produce effetti micidiali, risvegliando carenze che viceversa potrebbero rimanere sopite per l' intera esistenza del soggetto assicurandogli una vita normale, e che viceversa con l' uso di questa droga vengono non solo richiamati e stimolati, ma addirittura esaltati parossisticamente, portando il soggetto dall' area della normalità a quella della vera e propria patologia.

Lascio immaginare poi quello che accade se questi soggetti ne fanno anche uso smodato utilizzando qualunque meccanismo lecito o illecito per potersela procurare.

Posso garantire che allora si entra nel settore della irrecuperabilità e quindi delle assolute tragedie familiari.

Si consideri poi che continuando ad affermare ed insistere sul fatto che la marijuana non è dannosa, tanto da auspicarne la liberalizzazione, si inducono involontariamente i giovani a farne liberamente uso e spesso iniziandone il consumo in quella delicatissima fase che è l' adolescenza nella quale vi è la strutturazione del "futuro" adulto.

Il tutto non senza considerare che spesso, molto spesso, l' erba è l' anticamera per passare poi all' uso di sostanze ancora più disastrose.

Detto questo invito a riflettere con estrema attenzione sull' ipotesi prospettata da Quatrano che, ripeto, sul piano sociale potrebbe anche apparire giusta, ma purtroppo è inaccettabile in relazione ai soggetti consumatori.

Questa considerazione induce ad opporsi fermamente a qualunque ipotesi di liberalizzazione di una sostanza, che in ogni caso è dannosa, e che in alcune specifiche ipotesi diviene micidiale;e lo Stato non può permetterne la legalizzazione.

Appare perciò più giusto mantenerne costoso e pericoloso l' acquisto, perché in ogni caso questo meccanismo che espone sia ad alti costi, sia ai rigori della legge, ne limita comunque l' approvvigionamento.

Chiedo che la eventuale pubblicazione di questo mio scritto avvenga senza l' indicazione del mio nome per tutelare la privacy di mia figlia

martedì 7 gennaio 2014

AFFONDÒ PETRAEUS, ORA È UN SIMBOLO JILL SFIDA CIA E FBI SULLA PRIVACY

Era la reginetta delle mondanità di provincia.

Veniva sempre bersagliata dai flash ed era amica di generali e ambasciatori, che invitava regolarmente alle feste a base di caviale e champagne nella sua villa a Hillsborough Bay, vicino alla base del Pentagono a Tampa, in Florida.

Ma un anno fa la vita scintillante di Jill Kelley cambiò per sempre.

Fu lei, inconsapevolmente, a far scoppiare lo scandalo che nel novembre 2012 portò alle dimissioni dal vertice della Cia del generale a quattro stelle David Petraeus.

Sempre lei, involontariamente, a trascinare nei guai il generale John Allen, comandante delle forze americane in Iraq.

E adesso, dopo mesi di umiliazioni e pettegolezzi a sue spese, Kelley ha deciso di passare al contrattacco, facendo causa all' ex-segretario alla difesa Leon Panetta e ad altri capi della Cia e delle forze armate per violazione della privacy.

«Voglio difendere la mia reputazione, tornare a una vita normale e proteggere altri da simili soprusi», ha spiegato Jill Kelley, che è nata a Beirut 38 anni fa ma è poi cresciuta in America.

L' accusa che rivolge al governo?

Il motivo per cui chiede un lauto risarcimento?

Di essere penetrato nella sua posta elettronica senza autorizzazione e di averne reso noto il contenuto.

E soprattutto, dando in pasto il suo nome al pubblico, di averla fatta passare per una donna dai facili costumi e averle così rovinato la vita.

«Nessuno si è reso conto di quanto abbia sofferto per le bugie raccontate dai media», ha detto in una intervista al New York Times. Sposata con un oncologo di fama, tre figli, Jill Kelley non ha certo il "look" della paladina della privacy.

Eppure la sua denuncia arriva in un momento delicato per via delle rivelazioni di Edward Snowden sullo spionaggio della Nsa, che continuano a scuotere la sensibilità americana.

Più in generale, le sue accuse ripropongono il problema della privacy.

«E nel caso della Kelley», precisa il suo avvocato Alan Charles Raul, «il governo americano ha disatteso l' impegno a evitare ogni intrusione elettronica nella vita di cittadini innocenti».

Tutto è cominciato 13 mesi fa quando la reginetta della mondanità di Tampa si è rivolta a un conoscente dell' Fbi per denunciare una mail anonima e piena di minacce.

Chi l' aveva scritta?

Era stata Paula Broawdwell, biografa di Petraeus e amante segreta (e gelosa) del generale.

La scoperta della relazione extra-matrimoniale costrinse Petraeus a dare le dimissioni: era diventato capo della Cia sull' onda dei successi militari in Iraq come responsabile del Comando Centrale di Tampa, si ipotizzava persino una sua candidatura alla Casa Bianca, ma in poche ore il suo astro si era spento.

Nella posta elettronica di Jill Kelley sono stati anche scoperti alcuni messaggi in apparenza compromettenti del generale Allen, che era stato anche lui a Tampa prima di andare in Afghanistan.

«Hanno un contenuto sessuale», disse uno degli investigatori, avvalorando l' esistenza di una relazione intima con la Kelly.

Poi le indagini hanno assolto il militare, senza però ridare alla Kelly lo scettro della mondanità.

Di qui l' offensiva giudiziaria contro il Pentagono, l' Fbi e la Cia.

QUEGLI INSULTI A BERSANI E MERKEL COSÌ IL SOCIAL ODIO AVVELENA IL WEB

Il ventre più basso della Rete fa orrore.

«Muori Bersani.

Spero che arrivi morto all' ospedale».

Sghignazza per battute minime.

«Vai a smacchiare i giaguari nell' aldilà...»

Senza pietà.

«Peccato che la Merkel non abbia battuto la testa, questo scorfano in gonnella purtroppo respira ancora...»

Sordo alla sofferenza dell' altro.

«Caterina, se crepavi anche a 9 anni non fregava nulla a nessuno».

Il social odio negli angoli bui del web si sparge in fretta: un post su facebook, poi un altro, un hashtag, i commenti si fanno cattivi, poi infami.

Il branco che individua il capro da "sacrificare", per espiare chissà quali frustrazioni.

Ieri la vittima era una ragazza che lotta contro quattro malattie rare, oggi sono Pierluigi Bersani e Angela Merkel.

«Speriamo che ci resta secco», scrive Salvatore appena si diffonde la notizia dell' emorragia cerebrale che ha colpito l' ex segretario del Pd.

«Crepaaaa e portati pure il mortadellone di merda», risponde Mirco.

Anche nelle pagine Facebook dei giornali, tra i tanti, tantissimi messaggi di solidarietà, sono apparsi post (immediatamente rimossi) come questi: «Riposa in pace, parassita», « eddaje che ce lo leviamo dalle palle», «spero schiatti lentamente soffrendo tanto tanto».

Subito dopo su Twitter qualcuno lancia l' hashtag #bersanimuori.

Simone scrive: «Godo!».

Poi ne è nato un dibattito sul web, quasi tutti a condannare l' idiozia di un hashtag del genere e qualcuno che però lancia delle provocazioni: «Gli davano del mentecatto fino a ieri e adesso tutti piangono al capezzale. Dai, solite pulcinellate», dice Paolo.

E Antonio osserva: «Sono mesi che Beppe Grillo parla di morti e augura morte, quindi perché sconvolgervi per #bersanimuori ?».

Alcuni post di verio presunti fan di Grillo, apparsi in queste ore, fanno discutere.

Vito Crimi, ex capogruppo del Movimento 5 Stelle in Senato, ne ha scritto uno di incoraggiamento a Bersani sulla sua pagina Facebook, ma nel diluvio di commenti che neè seguito ci sono quelli di Enza, «la notizia mi ha lasciato del tutto indifferente», Mariano, «nessuna pietà per chi non ne ha avuta», Ester, «finiamola con questo buonismo, Vito».

Insomma, il popolo che non prova misericordia di fronte all' avversario in difficoltà, che non concede l' onore delle armi e affonda lo stesso il colpo.

Poi però è stato proprio Grillo a mettere sul suo blog un lungo messaggio di solidarietà a Bersani.

Spiega il sociologo Paolo Ferri, docente all' Università Bicocca di Milano: «Manifestazioni di odio come queste sono aumentate perché si è massificata l' utenza.

Prima del settembre 2009 i social network erano di nicchia, poi c' è stato il boom.

Il risultato è che si è abbassato il livello medio dell' utente».

Anche la frattura del bacino di un leader politico, quale è la cancelliere tedesco Angela Merkel, caduta mentre faceva sci di fondo, aizza il branco.

«Che sfiga respira ancora», scrive Simone su Facebook.

E altri aggiungono: «Bene! Prossima volta punta direttamente al burrone...», «Bersani in ospedale, la Merkel è caduta... bastardi crepate».

Insomma, grosso modo il tenore è questo.

Nessuno si nasconde dietro l' anonimato, tutti hanno una faccia, un nome e un cognome.

«Spesso si è convinti che il messaggio non si diffonda - spiega ancora Ferri - c' è veramente poca consapevolezza dei settaggi di privacy dei social network».

Bersani, la Merkel, Caterina Simonsen, la 25enne padovana studentessa di veterinaria ricoperta di insulti e minacce sul web dagli animalisti più radicali, sono solo gli ultimi episodi.

Quando Umberto Bossi si sentì male, nel 2004, nelle community e nei forum giravano messaggi del tipo «forza ictus!».

Lo stesso accadde quando Berlusconi fu colpito dalla statuetta lanciata da Tartaglia in piazza duomo a Milano: di auguri di morte ne apparvero a centinaia.

E chi si dimentica cosa venne fuori da "Microfoni aperti", quell' iniziativa lanciata da Radio Radicale nel 1993 per cui venivano trasmessi senza censura i messaggi degli ascoltatori?

«Milanesi bastardi», «terroni peste d' Italia», «nordisti froci».

Su 100 telefonate, 60 erano di odio.

Internet non è diverso, è solo un megafono più grande.

'SCHUMACHER, SEGNI DI LEGGERO MIGLIORAMENTO'

Ieri le condizioni di salute di Michael Schumacher hanno registrato «segni di un leggero miglioramento», anche se le sue condizioni restano critiche.

Lo riferisce una fonte vicina al campione del mondo di Formula Uno ricoverato in coma nell' ospedale francese di Grenoble dallo scorso 29 dicembre, data del terribile incidente durante una discesa sugli sci fuori pista a Meribel.

La notizia è filtrata dopo un comunicato ufficiale congiunto da parte dell' ospedale e della portavoce del pilota Sabine Kehm che parlava di condizioni critiche ma stabili, con ben pochi dettagli per rispettare «la privacy del paziente», motivo per il quale i medici hanno anche escluso nuove conferenze stampa.

Intanto, sul fronte delle indagini, domani mattina ad Albertville ci sarà un incontro degli inquirenti con la stampa per fare chiarezza sulla dinamica dell' incidente e sugli sviluppi della ricostruzione.

Lo ha annunciato il procuratore Patrick Quincy, spiegando che dirà tutto quel che è successo il 29 dicembre a Meribel.

Le immagini della telecamera installata sul casco di Schumacher saranno d' aiuto, come lo saranno quelle del video filmato casualmente da un turista tedesco di soli 15 anni.

Schumacher è in coma indotto da più di una settimana.

Nella caduta il pilota tedesco ha subito un grave trauma cerebrale ed è stato operato d' urgenza il 29, mentre in un secondo intervento chirurgico, il 30 dicembre, gli è stato tolto un coagulo nella parte sinistra del cervello.