Lettera firmata Napoli sono un medico, madre di una figlia originariamente assai bella e intelligente, che si è distrutta fisicamente e psichicamente facendo uso da quattordici anni di marijuana.
Oggi la ragazza è una psicotica paranoica incapace di riconoscere la sua patologia.
Per la mia profondamente dolorosa esperienza ritengo improponibile qualunque ipotesi di legalizzazione dell' uso e di liberalizzazione della vendita di cannabis.
Intendo riferirmi all' articolo del magistrato Nicola Quatrano pubblicato su "Repubblica", edizione di Napoli, il 4 gennaio scorso.
È del tutto evidente che l' autore sul piano sociale potrebbe avere ragione; certamente la liberalizzazione della vendita di questa droga sbaraglierebbe i mercanti dell' erba, eliminando anche il reclutamento costante di giovani per lo smercio; apparentemente quindi effetti positivi.
Quatrano (del quale mi dicono un gran bene come uomo e come magistrato) non considera però che una droga, per quanto leggera possa essere, non ha gli stessi effetti su tutti gli individui, ma agisce in modo assolutamente diversoa secondo della risposta dell' organismo: da alcuni quindi è tollerata senza incidenti, sempre che l' uso sia moderato; per altri invece ha conseguenze disastrose pur in dosi non eccessive.
Non senza considerare che in ogni caso l' abuso, peraltro assai frequente, è dannosissimo per tutti, e quindi anche per chi ritiene di possedere una struttura fisica immune da rischi.
Renderne perciò libera la circolazione può aggravare enormemente la condizione dei consumatori.
Ci sono organismi fragili, che possono presentare specifiche debolezze anche genetiche rispetto alle quali la marijuana produce effetti micidiali, risvegliando carenze che viceversa potrebbero rimanere sopite per l' intera esistenza del soggetto assicurandogli una vita normale, e che viceversa con l' uso di questa droga vengono non solo richiamati e stimolati, ma addirittura esaltati parossisticamente, portando il soggetto dall' area della normalità a quella della vera e propria patologia.
Lascio immaginare poi quello che accade se questi soggetti ne fanno anche uso smodato utilizzando qualunque meccanismo lecito o illecito per potersela procurare.
Posso garantire che allora si entra nel settore della irrecuperabilità e quindi delle assolute tragedie familiari.
Si consideri poi che continuando ad affermare ed insistere sul fatto che la marijuana non è dannosa, tanto da auspicarne la liberalizzazione, si inducono involontariamente i giovani a farne liberamente uso e spesso iniziandone il consumo in quella delicatissima fase che è l' adolescenza nella quale vi è la strutturazione del "futuro" adulto.
Il tutto non senza considerare che spesso, molto spesso, l' erba è l' anticamera per passare poi all' uso di sostanze ancora più disastrose.
Detto questo invito a riflettere con estrema attenzione sull' ipotesi prospettata da Quatrano che, ripeto, sul piano sociale potrebbe anche apparire giusta, ma purtroppo è inaccettabile in relazione ai soggetti consumatori.
Questa considerazione induce ad opporsi fermamente a qualunque ipotesi di liberalizzazione di una sostanza, che in ogni caso è dannosa, e che in alcune specifiche ipotesi diviene micidiale;e lo Stato non può permetterne la legalizzazione.
Appare perciò più giusto mantenerne costoso e pericoloso l' acquisto, perché in ogni caso questo meccanismo che espone sia ad alti costi, sia ai rigori della legge, ne limita comunque l' approvvigionamento.
Chiedo che la eventuale pubblicazione di questo mio scritto avvenga senza l' indicazione del mio nome per tutelare la privacy di mia figlia
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