domenica 5 gennaio 2014

IL SENATORE D'AMBROSIO LETTIERI A PROCESSO "TESSERE FALSE PER VINCERE IL CONGRESSO PDL"

Violazione della privacy, appropriazione indebita e falso in scrittura privata.

Il 31 marzo il senatore di Forza Italia Luigi D’Ambrosio Lettieri, dovrà presentarsi davanti al giudice monocratico Roberto Ceppitelli come imputato per la vicenda delle tessere false del Pdl.

La Procura di Bari, dopo un supplemento d’inchiesta durato qualche mese, ha chiuso nuovamente le indagini disponendo la citazione diretta del senatore e segretario cittadino del partito.

Secondo l’accusa, D’Ambrosio tramite il suo assistente Giuseppe Casalino e un dipendente dell’ufficio postale dell’Ipercoop di Japigia, Dario Papa, avrebbe comprato un centinaio di tessere a nome di ignari baresi pagandole dieci euro ciascuna.

La Digos che ha condotto le indagini ha infatti chiamato a uno a uno i presunti iscritti che in comune avevano soltanto il conto corrente nell’ufficio postale di Japigia (altri invece avevano dato un loro documento a un Caf), che hanno raccontato di non essere mai stati iscritti al Pdl.

«Io? Berlusconi? Ma siamo impazziti!» ha messo a verbale, imbufalito un settantacinquenne con la tessera dei partigiani in tasca.

Non a caso nel procedimento sono state individuate 136 persone offese che ora possono anche costituirsi parte civile ed eventualmente chiedere i danni ai tre imputati.

Oltre a loro, tra le vittime di questa storia sono stati individuati il Pdl e le Poste.

Il caso era scoppiato nel febbraio del 2012, in concomitanza con il congresso cittadino del Pdl.

A sollevarlo era stato il consigliere comunale (oggi candidato alle primarie del centrodestra per Fratelli d’Italia) Filippo Melchiorre, e subito a ruota era arrivato un servizio di Striscia la Notizia: Melchiorre aveva scoperto che risultavano 139 iscritti con residenza in via Colaianni 10, che altro non era che un sottoscala.

La Procura aveva aperto un’indagine immediatamente delegando la Digos.

Dopo aver acquisito documenti a Bari e a Roma, la Polizia era arrivata alla conclusione che si trattava di iscrizioni farlocche.

Il problema era individuare però qual era il trait d’union tra persone che mai si erano viste nella loro vita: si arriva così all’ufficio postale dell’Ipercoop di Japigia e quindi al nome di Papa.

L’uomo è fratello di un militante del partito e probabilmente lo ha fatto per dargli una mano nel congresso.

Non solo: per evitare le finte iscrizioni a pacchetto, il partito aveva vietato il bonifico unico per il pagamento ma era invece necessario che a ogni tessera corrispondesse un singolo bollettino da 10 euro.

A prendersi la briga era stato appunto l’assistente di D’Ambrosio.

Che, a caldo, a Repubblica aveva però negato ogni sua responsabilità.

«Papa lo conosco - aveva spiegato il senatore - Sulla vicenda delle poche tessere assurte agli onori della cronaca, gli uffici del partito stanno effettuando le dovute verifiche».

La Polizia ha fatto più in fretta.