giovedì 2 gennaio 2014

TUTTI CONTRO TUTTI LA GRANDE LOTTA PER IL CONTROLLO DEI DATI

Può sembrare apocalittico, e in effetti lo è, ma tutti gli indizi portano a ritenere che il 2014 si appresta a diventare l'anno della prima Guerra mondiale di Internet.

Qui non si parla di cyberattacchi ma dell'eterna lotta per il Potere e quella lotta oggi passa dal controllo di Internet ovvero dal controllo totale delle nostre vite.

Grazie alla scelta di Edward Snowden di rivelare i programmi di sorveglianza globale della National Security Agency il quadro è completo: ci sono, tutti contro tutti, gli Stati Uniti, il resto del mondo, la Silicon Valley, le industrie in crisi che resistono al futuro e ci sono, soprattutto, i cittadini che usando la rete producono dati.

Quei dati personali sono la posta in gioco: usati bene vogliono dire un mondo migliore, più libero e "intelligente"; usati male sono la profezia di George Orwell realizzata trent'anni dopo il 1984.

Chi sono i buoni e chi i cattivi?

Non è sempre facile determinarlo.

Chi ti regala un ottimo servizio email è buono se poi in cambio "legge" quello che scrivi?

E chi ti protegge dai terroristi è buono se anche ogni tua traccia digitale viene archiviata per sempre?

E se i più bravi a creare ricchezza dal digitale non pagano le tasse nel tuo paese, chi mette i soldi per gli asili nido e le buche stradali, zio Paperone?

«Il 2013 ha cambiato tutto», sostiene la Electronic Frontiers Foundation, dal 1990 baluardo californiano dei diritti digitali.

È sicuramente cambiata la percezione della rivoluzione in corso al punto che un intellettuale sempre pronto a cogliere il lato oscuro del web, Eugeny Morozov, sostiene il diritto «a odiare la Silicon Valley».

Esagera: ma la risoluzione che i 193 paesi delle Nazioni Unite hanno approvato all'unanimità subito prima di Natale prova a riaffermare con forza «il diritto alla privacy nell'era digitale».

La cartina tornasole è lì: più privacy vuol dire più libertà ma anche meno dati personali disponibili e quindi essenzialmente due cose: meno soldi per Google, Facebook& Co.,e quindi meno servizi gratis per noi; e anche meno sicurezza.

Reggerà questo approccio al prossimo attentato terroristico?

Per capire quello che sta accadendo è necessario fare un passo indietro addirittura al 1996 quando il poeta John Perry Barlow pubblicò la Dichiarazione d'Indipendenza del Cyberspazio.

Cosa aveva di speciale?

Che era letteralmente una bomba: diceva, con toni tonitruanti, cose che a rileggerle oggi tutto diventa più chiaro.

Persino l'italica webtax.

Diceva per esempio che con Internet si stava costruendo un mondo migliore dove i governi non avevano alcuna autorità e dove quindi non si applicavano le leggi tradizionali.

Una "sparata" simile poteva andare bene nel 1996 quando su Internet c'erano sedici milioni di persone.

Con due miliardi e mezzo di utenti, il virtuale è diventato reale e quel giochino non funziona più.

E le contraddizioni esplodono.