Due sospensioni (ma con obbligo di frequenza), 10 ore di lavoro in biblioteca e un'ammonizione.
Sono alcune delle sanzioni disciplinari finora adottate al Virgilio per 3 dei 5 studenti chiamati a rispondere della forzatura della porta dell'area docenti nel corteo interno che il 28 novembre diede il via all'occupazione e del picchettaggio dei giorni seguenti.
A stabilirle, i consigli di disciplina nel liceo di via Giulia.
Finora sono stati esaminati i casi di 3 dei 5 ragazzi "a giudizio": uno se l'è cavata con un'ammonizione, gli altri due, rispettivamente, con due e tre giorni di sospensione con frequenza obbligatoria, a cui nel secondo caso si sono aggiunte 10 ore di lavoro in biblioteca.
Ma le modalità con cui i consigli si svolgono hanno scatenato le proteste degli studenti e le polemiche di alcuni genitori.
"Il nostro regolamento - spiega Stefano Sinibaldi, genitore rappresentante in consiglio d'istituto - prevedeva che le riunioni fossero pubbliche.
Ma la preside ha convocato un consiglio d'istituto per cambiare il regolamento, senza rispettare le modalità previste.
Non si possono violare le regole mentre se ne pretende il rispetto dai ragazzi".
"Quell'articolo era in contrasto con la legge sulla privacy ed è stato cambiato spiega però Niccolò Argentieri, uno dei docenti .
I consigli di disciplina si svolgono in presenza del consiglio di classe, dei genitori del ragazzo e di eventuali testimoni.
Ogni diritto è tutelato".
Tra le presunte irregolarità contestate dagli studenti c'è altro: "Al consiglio di disciplina una ragazza si è vista cambiare all'improvviso il motivo della sanzione ed è stata punita con due giorni di sospensione per aver guidato il corteo in cui altri hanno forzato la porta.
Una motivazione per noi assurda" spiegano dal collettivo.
Parlano invece di provvedimenti "equilibrati" molti docenti, così come un'altra parte dei genitori: "Le sanzioni sono state un segnale, peraltro moderato, che la scuola doveva dare come ambiente educante" dice Chiara Matteucci, presidente del consiglio d'istituto.
Ma i ragazzi avrebbero già intenzione di fare ricorso all'organo di garanzia scolastico.
