sabato 11 gennaio 2014

VIRGILIO, DOPO LE OCCUPAZIONI SANZIONI CONTRO GLI STUDENTI

Due sospensioni (ma con obbligo di frequenza), 10 ore di lavoro in biblioteca e un'ammonizione.

Sono alcune delle sanzioni disciplinari finora adottate al Virgilio per 3 dei 5 studenti chiamati a rispondere della forzatura della porta dell'area docenti nel corteo interno che il 28 novembre diede il via all'occupazione e del picchettaggio dei giorni seguenti.

A stabilirle, i consigli di disciplina nel liceo di via Giulia.

Finora sono stati esaminati i casi di 3 dei 5 ragazzi "a giudizio": uno se l'è cavata con un'ammonizione, gli altri due, rispettivamente, con due e tre giorni di sospensione con frequenza obbligatoria, a cui nel secondo caso si sono aggiunte 10 ore di lavoro in biblioteca.

Ma le modalità con cui i consigli si svolgono hanno scatenato le proteste degli studenti e le polemiche di alcuni genitori.

"Il nostro regolamento - spiega Stefano Sinibaldi, genitore rappresentante in consiglio d'istituto - prevedeva che le riunioni fossero pubbliche.

Ma la preside ha convocato un consiglio d'istituto per cambiare il regolamento, senza rispettare le modalità previste.

Non si possono violare le regole mentre se ne pretende il rispetto dai ragazzi".

"Quell'articolo era in contrasto con la legge sulla privacy ed è stato cambiato spiega però Niccolò Argentieri, uno dei docenti .

I consigli di disciplina si svolgono in presenza del consiglio di classe, dei genitori del ragazzo e di eventuali testimoni.

Ogni diritto è tutelato".

Tra le presunte irregolarità contestate dagli studenti c'è altro: "Al consiglio di disciplina una ragazza si è vista cambiare all'improvviso il motivo della sanzione ed è stata punita con due giorni di sospensione per aver guidato il corteo in cui altri hanno forzato la porta.

Una motivazione per noi assurda" spiegano dal collettivo.

Parlano invece di provvedimenti "equilibrati" molti docenti, così come un'altra parte dei genitori: "Le sanzioni sono state un segnale, peraltro moderato, che la scuola doveva dare come ambiente educante" dice Chiara Matteucci, presidente del consiglio d'istituto.

Ma i ragazzi avrebbero già intenzione di fare ricorso all'organo di garanzia scolastico.

venerdì 10 gennaio 2014

L'AFFAIRE DELLE CARTELLE CLINICHE RIBASSI RECORD E NIENTE WEB

Il flop dell'informatizzazione delle cartelle mediche alla Asl di Bari e lo spreco di denaro pubblico.

Due aspetti che convergono in un nuovo fascicolo d'inchiesta affidato al sostituto procuratore Luciana Silvestris.

L'indagine, svolta dalla guardia di finanza, nasce da una denuncia presentata contro la Cni, società controllata al cento per cento dalla Gesfin spa, la romana intermediaria che vendette all'Inail il Palagiustizia di via Nazariantz.

Corsi e ricorsi storici: la stessa società che finì sotto processo a Bari, poi assolta dall'accusa di truffa nei confronti dell'istituto di previdenza, torna nelle aule di tribunale, citata dalla Pròdeo spa, concorrente esclusa dall'affare e pronta a dare battaglia.

L'affare in questione, a sei zeri, è l'affidamento provvisorio da parte della Asl del servizio di prelievo e gestione della documentazione amministrativa e sanitaria, fino ad allora depositato nei locali dell'ex Cto, ottenuto dalla Cni grazie al criterio del "massimo ribasso".

Un ribasso sospetto, secondo la Pròdeo che ha denunciato alla Procura di Bari numerose "anomalie": il prezzo bassissimo, innanzitutto, del servizio di prelievo e gestione della documentazione, 80 centesimi a metro lineare (l'unità di misura delle cartelle) contro i 380 euro chiesti dalle altre ditte in gara.

Un'anomalia spiegata così dalla Cni:

"Il servizio rappresentava un costo quasi nullo perché la ditta già effettuava consegne documentali presso la Cittadella della cultura, adiacente la sede della Asl".

Se così fosse, sarebbe però ancor più singolare lo stesso conveniente trattamento economico esteso dalla società agli ospedali di Triggiano, Conversano, Mola di Bari, Monopoli e al "Di Venere" di Bari, successivamente inseriti nel servizio da una delibera commissariale.

Le anomalie, però, si legge nell'esposto, continuano soprattutto nel merito.

Il servizio infatti prevedeva anche la creazione di un data base delle cartelle mediche, che comprendesse, oltre i dati personali del paziente, anche quelli relativi al suo precedente ricovero.

Ma, per la Prodeo così non è stato:

«La Cni non ha mai svolto alcuna attività di riordino e informatizzazione.

A dimostrazione delle attività non svolte - sostiene - ha consegnato solo un cd contenente un semplice elenco di consistenza della documentazione presa in carico».

Niente cartelle online, dunque, ma all'occorrenza spedite tramite un corriere a chi le richiede, in tempi rapidissimi.

Con buona pace dello snellimento della burocrazia e del risparmio promesso.

«Nulla si ritiene di dover commentare - scrive il legale rappresentante della Prodeo, Domenico Marzocca nell'esposto- circa un affidamento provvisorio che si protrae dal 2007 e sui conseguenti danni erariali arrecati».

Una situazione alla quale si è cercato di porre rimedio, nel settembre 2010, bandendo una gara europea per l'affidamento del servizio di archiviazione, custodia e gestione della documentazione della Asl barese, con un valore stimato, a base d'asta, di sette milioni di euro e una durata di cinque anni.

Una gara vinta dalla Cni, in raggruppamento temporaneo con Servizi Globali srl e Telecom Italia, e dalla quale invece la Prodeo è stata esclusa.

Ma anche in questo caso, denuncia Marzocca, sono ravvisabili violazioni al capitolato: all'articolo 4, primo comma, si prescriveva che "l'aggiudicatario debba custodire i documenti in locali di proprietà o in uso, che devono avere la destinazione d'uso come deposito archivio cartaceo".

E ancora: "l'immobile dovrà essere idoneo all'espletamento del servizio di custodia e gestione di archivi,e non dovranno essere svolte altre attività di qualsiasi genere".

E invece, a quanto pare, i documenti di un milione di "pazienti" sono stati "archiviati" in un capannone a Rutigliano, con destinazione d'uso a "opificio industriale" e dove, come certificato anche dai vigili del fuoco, alcuni spazi sono stati subaffittati ad altre aziende che vendono al dettaglio elettrodomestici ed apparecchiature elettroniche.

Con buona pace della privacy e della tutela dei dati sensibili.

GMAIL, SEMPRE PIÙ INTEGRAZIONE SOCIAL: ORA SI PUÒ SCRIVERE A UTENTI DI G+

Google ha aggiornato il suo servizio di posta elettronica Gmail, introducendo alcune funzioni specificamente "social".

Tutte però legate a Google+, il network di Mountain View, con Gmail che ora può essere utilizzata come strumento di comunicazione tra utenti.

Sia che questi siano già connessi tra loro attraverso una "cerchia", sia che ancora non lo siano.

Uno scenario che apparentemente solleva questioni di privacy.

Chiunque può contattarmi o vedere l'indirizzo della mia mail con questa nuova funzione?

No.

Google sottolinea come la novità non infici la privacy dell'utente.

E spiega in una mail agli utenti:

"Alcuni accorgimenti a tutela della privacy degli indirizzi email fanno sì che inviare email alle connessioni Google+ sia leggermente diverso dal normale invio di messaggi.

Il tuo indirizzo email non sarà visibile alle tue connessioni Google+ finché non invierai loro un'email".

E allo stesso tempo, "tu non potrai vedere gli indirizzi email delle tue connessioni Google+ finché loro non avranno risposto ai tuoi messaggi".

Insomma (quasi) tutto come prima: l'indirizzo utente rimane tutelato.

La novità è stata introdotta per facilitare le connessioni tra utenti che non si sono scambiati gli indirizzi di mail.

Di fatto, Gmail si trasforma in un social network.

Che ricalca Facebook nella messaggistica: chiunque può scrivere a chiunque, ma non è detto che chi riceve debba essere già un contatto di chi scrive.

Spiega Google:

"Probabilmente ti è già capitato di voler scrivere a una persona che conoscevi ma con la quale non avevi scambiato l'indirizzo email.

A partire da questa settimana, quando scrivi nuovi messaggi, Gmail ti suggerirà come destinatari le tue connessioni Google+, comprese le persone con le quali non hai ancora scambiato l'indirizzo email".

E nel dettaglio:

"Quando ricevi un'email da una persona esterna alle tue cerchie, l'email viene inclusa nella categoria Social della Posta in arrivo (se abilitata) e tale persona potrà avviare una conversazione con te solo dopo che avrai risposto o l'avrai aggiunta alle tue cerchie".

Nonostante le premure di Google, qualcuno potrebbe non desiderare di essere contattato da chiunque.

Per questi utenti, le nuove funzioni social sono disattivabili:

"Sul desktop troverai una nuova impostazione di Gmail che ti permette di determinare chi può mettersi in contatto con te".

In pochi clic Gmail può tornare come ieri, lasciando il social ad altri siti.

giovedì 9 gennaio 2014

UN CODICE CONTRO I CYBERBULLI: INSULTI RIMOSSI IN 2 ORE

Contro il cyberbullo, arriva il bottone d' emergenza.

Basta un clic e la foto, il commento, il video postato ritenuto offensivo dall' utente sarà segnalato e rimosso entro due ore al massimo.

È questa la novità più importante della bozza del Codice di autoregolamentazione per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo, approvata in una riunione tecnica presieduta dal vice-ministro dello Sviluppo economico Antonio Catricalà, a cui hanno partecipato rappresentanti dell' Agcom, della Polizia postale, del garante della Privacy e dei colossi del web quali Google e Microsoft.

Il testo, che sarà visibile per i prossimi 45 giorni sul sito del ministero per raccogliere ulteriori suggerimenti degli utenti, prevede che gli operatori che forniscono servizi di social networking (quali Facebook o Instagram), di contenuti online e di piattaforme user generated content (tipo Flickr o YouTube) si impegnino ad attivare «meccanismi di segnalazione di episodi di cyberbullismo».

Sistemi che devono essere «visibili all' interno della pagina web, semplicie diretti, in modo da consentire ai bambini e agli adolescenti l' immediata segnalazione di situazioni di rischio e di pericolo».

La bozza del Codice prevede anche altro.

Chi aderisce si impegna a rimuovere i contenuti lesivi per la vittima entro due ore dalla segnalazione, per fermare tempestivamente l' effetto "rimbalzo" e dunque la diffusione a macchia d' olio sulla Rete.

Potranno anche consentire alla Polizia postale di risalire all' identità di chi si rende protagonista di «comportamenti discriminatorie denigratori, volti a danneggiare l' immagine e la reputazione di un proprio coetaneo».

Per la prima volta dunque gli operatori del web, le istituzioni e le associazioni (alla riunione era presente anche Confindustria) siglano un codice di autoregolamentazione.

Tra le altre cose prevede anche l' istituzione di un comitato di monitoraggio presso il ministero dello Sviluppo economico per controllarne l' effettiva applicazione.

Non sfugge la delicatezza della questione, che va a toccare i temi della libertà di espressione e della privacy in generale, né la complessità strutturale di meccanismi per la rimozione immediata dei contenuti.

Anche per questo il testo per ora è solo una bozza, da sottoporre a consultazione pubblica per un mese e mezzo.