mercoledì 5 giugno 2013

PRIVACY ADDIO , GLI STUDENTI SOTTOVALUTANO IL VALORE DEL DATO ONLINE

Gli studenti italiani se la cavano con internet ma non danno grande importanza al valore dei propri dati personali.

È urgente quindi un nuovo modello di privacy , che tuteli gli utenti e al tempo stesso non gravi sui costi delle aziende con un eccesso di formalismo e burocrazia.

È il tema di un workshop «Privacy, sicurezza e trasparenza nell'era digitale» , che si terrà domani 6 giugno all'Università Europea di Roma.

Verrà presentata una ricerca del Laboratorio In.Di.Co dell'Università di Salerno , su questi temi , che Il Sole 24 Ore ha potuto leggere in anteprima.

Sono i risultati di un sondaggio condotto su 600 studenti in sei facoltà diverse dell'Ateneo campano.

«In generale risulta che gli studenti sono tecnicamente capaci e hanno timori , relativi alla privacy , causati perlopiù da quanto apprendono dai media» , dice Giovanni Maria Riccio , uno degli autori e professore associato di Diritto comparato dell'Università di Salerno.

L'altro autore è Salvatore Sica , fondatore del Laboratorio e docente ordinario di Diritto Comparato.

Quasi la metà degli intervistati trascorre tra 1 e 3 ore al giorno su internet (molto , per gli standard dell'italiano medio).

Il 60% degli studenti ha dichiarato di essere in grado di modificare le impostazioni di default di motori di ricerca e/o di social network e una percentuale appena inferiore (59%) ha dichiarato di averle effettivamente modificate.

Il 30% ha dichiarato , poi , di essere comunque a conoscenza della possibilità di modificare le impostazioni , ma di non saperlo fare.

E tuttavia , «sembra che gli studenti , attratti dalla forza del gratis in internet , non diano grande valore ai propri dati» , dice Riccio.

Lo studio giudica "sorprendente" per solo il 47 per cento dei dati considera personale la password della mail e dei social network e lo condivide quindi con il partner o con i familiari.

La possibilità che un sito internet possa registrare , per finalità statistiche , gli accessi degli utenti non sembra essere percepita come un rischio dal 75% degli intervistati.

Risultati analoghi riguardano la possibilità che i siti internet raccolgano informazioni sul browser utilizzato dagli utenti.

 A giudizio del 33% questa pratica non ha alcun rischio , mentre il 40% dichiara di esserne poco preoccupato.

Solo il 34 per cento è preoccupato del fatto che i social network conservino i dati pubblicati.

E tuttavia ben l'81 per cento dichiara di essere preoccupato della circolazione dei propri dati personali.

Sembra insomma una preoccupazione generica , che poi non si concretizza in pratica e in dettaglio.

Solo il 41 per cento è contrario a cedere informazioni personali in cambio di servizi gratis.