lunedì 12 agosto 2013

BALOTELLI, NIENTE ARGENTINA? PROBLEMI AL GINOCCHIO

Auguri, SuperMario.

Tra Lionel Messi e Papa Francesco, Balotelli spegne le sue candeline.

Ventitre anni vissuti all'insegna della sorpresa, un 'famolo stranò calcistico e non solo.

Innocente e kitsch al tempo stesso, come si addice a chi ama gli estremi opposti.

Italia-Argentina, amichevole per il Papa.

L'Olimpico.

Messi che dorme nello stesso albergo.

Il brindisi serale con gli amici rivali argentini ad applaudire.

E poi domani il Pontefice argentino tifoso di calcio che benedice le due nazionali.

Peccato solo per quel ginocchio che si è di nuovo gonfiato e rischia seriamente di farlo fuori per la sfida di mercoledì all'Argentina.

Ma che compleanno per l'attaccante del Milan e della nazionale.

Di sicuro non banale.

D'altra parte come potrebbe esserlo, per un personaggio che ha rinfrescato le sue passioni twittando immagini di un maialino appena adottato, un leone finto in giardino, la mega fontana fatta costruire in terrazzo e ornata delle sue iniziali - MB45 - e però anche di tre pulcini trovati (ma dove?) e raccolti nella paglia.

"Spero che anche il Papa mi faccia gli auguri", ha detto all'arrivo a Roma, per il raduno di un nazionale che l'ha chiamato nonostante la paura per un infortunio muscolare.

Gli esami medici avevano escluso guai, e in ogni caso lui voleva esserci a questa partita speciale, Italia e Argentina amiche e rivali per il Papa che viene da Buenos Aires e ama il pallone.

Poi però ci si è messo anche il ginocchio che spesso gli dà problemi.

"Certo che conta la sua volontà: vuole esserci all'incontro col Papa", ha spiegato il medico della nazionale, lasciando intendere che i desideri del ragazzo bastano per essere domani alla sala Clementina, non sul terreno dell'Olimpico.

"Cosa dirò domani a Papa Francesco?

Qualcosa di importante per la religione, perché per chi ci crede la Fede è una forza, un aiuto: ma le parole le tengo per me", ha raccontato da parte sua Balotelli, nascondendo la sua generosità d'animo e la schiettezza dietro il muso di chi è geloso della sua privacy.

"No, non avrei mai immaginato di poter incontrare questo Papa - la sua ammissione - Se sarà più emozionante della mia miglior partita?

No, non è più importante...

E il regalo più bello non me lo fa lui, ma i miei genitori".

Prandelli ha dissentito ("non la penso come lui"), convinto come ovvio che un incontro con il Papa conti più di una partita.

E pazienza se SuperMario non intendeva far questo tipo di paragone.

La schiettezza del ragazzo non dispiacerà invece a Francesco, di fronte all'idea che la vera religione di Mario sia la famiglia, l'amore di quelle due persone che l'hanno accolto quando bambino era stato rifiutato.

Lui ha ricambiato adottando tanti bambini delle favelas di Salvador di Bahia, tenendo segrete le sue azioni di solidarietà.

Mia madre, raccontò un giorno Balotelli in un'intervista, mi dice sempre che lassù c'è qualcuno che mi guarda e mi tiene una mano sulla testa qualsiasi cosa faccia: "Io la sera prima di chiudere gli occhi - concluse l'allora diciottenne Balotelli - penso 'anche oggi è andata', chiudo gli occhi e dico 'grazie'.

Questo è pregare?..".

Sarà forse questo il messaggio segreto che Mario proverà ad offrire al Pontefice.

Intanto, gli auguri che gli sono arrivati sono quelli dell' amico El Shaarawy, del Milan, dei suoi compagni di nazionale, dei tifosi che l'hanno salutato a Milano e accolto a Roma.

"Il regalo per Mario? Può farselo da solo, diventando decisivo", è l'augurio di Prandelli.

Tanti altri, come il maialino 'super', se li è già fatti da solo.

Nell'albergo di Roma una torta e uno champagne ci saranno ed è probabile che le offra anche a Messi e compagni.

Poi, prima di andare a letto, avrà altri mille motivi per dire grazie chiudendo gli occhi.

E magari chiedere un piccolo miracolo di una guarigione lampo.