Tra le pieghe del decreto legge di Ferragosto , classificato frettolosamente dalle cronache come "Femminicidio" c'è , anche e soprattutto , una stretta sui reati informatici.
Giusto e quasi ovvio , considerato che molti business ormai viaggiano prevalentemente sul web , ed è quindi opportuno scoraggiare le frodi virtuali , potenzialmente anche molto più lesive di quelle tradizionali.
Non deve sorprendere , quindi , che il carcere per chi fa truffe via internet sostituendosi a un ignaro navigatore – derubato della propria identità – possa arrivare a sei anni.
Ma l'altra faccia della medaglia è l'estensione alle aziende della responsabilità (la famosa 231) per gli illeciti commessi dai propri dipendenti nel "semplice" trattamento (o trasmissione) illecito di dati coperti da privacy.
Se le imprese a rischio (ma quali sono? Potenzialmente forse tutte) non adotteranno un modello organizzativo adeguato a provenire i reati di utilizzo improprio delle informazioni , rischiano sanzioni da 25.800 a 774.500 euro.
E che possono addirittura arrivare al commissariamento.