martedì 10 settembre 2013

PRIVACY ADDIO, GLI STUDENTI SOTTOVALUTANO IL VALORE DEL DATO ONLINE

Gli studenti italiani se la cavano con internet ma non danno grande importanza al valore dei propri dati personali.
 
È urgente quindi un nuovo modello di privacy, che tuteli gli utenti e al tempo stesso non gravi sui costi delle aziende con un eccesso di formalismo e burocrazia.
 
È il tema di un workshop «Privacy, sicurezza e trasparenza nell'era digitale», che si è tenuto il 6 giugno all'Università Europea di Roma.
 
E' stata presentata una ricerca del Laboratorio In.Di.Co dell'Università di Salerno, su questi temi.

Sono i risultati di un sondaggio condotto su 600 studenti in sei facoltà diverse dell'Ateneo campano.
 
«In generale risulta che gli studenti sono tecnicamente capaci e hanno timori, relativi alla privacy, causati perlopiù da quanto apprendono dai media», dice Giovanni Maria Riccio, uno degli autori e professore associato di Diritto comparato dell'Università di Salerno.
 
L'altro autore è Salvatore Sica, fondatore del Laboratorio e docente ordinario di Diritto Comparato.
 
Quasi la metà degli intervistati trascorre tra 1 e 3 ore al giorno su internet (molto, per gli standard dell'italiano medio).
 
Il 60% degli studenti ha dichiarato di essere in grado di modificare le impostazioni di default di motori di ricerca e/o di social network e una percentuale appena inferiore (59%) ha dichiarato di averle effettivamente modificate.
 
Il 30% ha dichiarato, poi, di essere comunque a conoscenza della possibilità di modificare le impostazioni, ma di non saperlo fare.
 
E tuttavia, «sembra che gli studenti, attratti dalla forza del gratis in internet, non diano grande valore ai propri dati», dice Riccio.

Lo studio giudica "sorprendente" per solo il 47 per cento dei dati considera personale la password della mail e dei social network e lo condivide quindi con il partner o con i familiari.
 
La possibilità che un sito internet possa registrare, per finalità statistiche, gli accessi degli utenti non sembra essere percepita come un rischio dal 75% degli intervistati.
 
Risultati analoghi riguardano la possibilità che i siti internet raccolgano informazioni sul browser utilizzato dagli utenti.
 
A giudizio del 33% questa pratica non ha alcun rischio, mentre il 40% dichiara di esserne poco preoccupato.
 
Solo il 34%è preoccupato del fatto che i social network conservino i dati pubblicati.
 
E tuttavia ben l'81% dichiara di essere preoccupato della circolazione dei propri dati personali.

Sembra insomma una preoccupazione generica, che poi non si concretizza in pratica e in dettaglio.
 
Solo il 41% è contrario a cedere informazioni personali in cambio di servizi gratis.