La rassegnata approvazione del dizionario di Oxford (se hanno aggiunto selfie vuol dire che siamo in tanti) non fa miracoli: restiamo stupidi.
Per la difesa: sospensioni di dignità consentite dalla legge, passando per il "socialmente tollerato", virano spesso al grado "nessuno noterà".
Mentre decidiamo se "lo fanno tutti" è una buona copertura, una classificazione provvisoria.
Joint venture selfie.
Qualcuno le riprende da un angolo raffinatamente casuale mentre si mettono in posa – quei sorrisi di primissima classe fanno svanire ogni dubbio sulla profezia di Nora Ephron («È inevitabile che la Streep reciti la parte di Hillary in un film») e sulle prossime primarie.
Nota: la foto più bella dell'anno ha fatto il giro del mondo, il selfie (invero bruttino) è andato in beneficenza di nascosto.
Vintage selfie.
Ex presidente e vecchio barone della Rete.
Nota: il sorriso di Bill Gates non sopravvive a un secondo sguardo, starà pensando che questa coazione a fotografarsi è un'altra buona idea di Mark Zuckerberg.
Weiner selfie.
La storia è vecchia: annoiato politico inquadra le parti intime.
La novità: le giustificazioni sono diventate più interessanti delle sconcezze – da «vediamo queste foto» a «vediamo come le spiega».
Selfie veloce.
In realtà non si capisce , ma abbiamo imparato: nel dubbio, è autoscatto.
Lo sbaglia apposta : i fotogenici non si applicano – e poi venire bene sui telefoni degli altri vale doppio.
Selfie da polemica.
Conferenza Governo/sindacati, la Cgil twitta uno scatto.
Poco dopo, i fotografi professionisti si lamentano : «Non ci rispettate» – è vero: perché ora veniamo meglio nelle nostre.
