lunedì 28 ottobre 2013

I SELFIE , OVVERO LA PRIVACY È MIA E ME LA INVADO IO

Per l'accusa: è stupido.

La rassegnata approvazione del dizionario di Oxford (se hanno aggiunto selfie vuol dire che siamo in tanti) non fa miracoli: restiamo stupidi.

Per la difesa: sospensioni di dignità consentite dalla legge, passando per il "socialmente tollerato", virano spesso al grado "nessuno noterà".

Mentre decidiamo se "lo fanno tutti" è una buona copertura, una classificazione provvisoria.

Joint venture selfie.

Qualcuno le riprende da un angolo raffinatamente casuale mentre si mettono in posa – quei sorrisi di primissima classe fanno svanire ogni dubbio sulla profezia di Nora Ephron («È inevitabile che la Streep reciti la parte di Hillary in un film») e sulle prossime primarie.

Nota: la foto più bella dell'anno ha fatto il giro del mondo, il selfie (invero bruttino) è andato in beneficenza di nascosto.

Vintage selfie.

Ex presidente e vecchio barone della Rete.

Nota: il sorriso di Bill Gates non sopravvive a un secondo sguardo, starà pensando che questa coazione a fotografarsi è un'altra buona idea di Mark Zuckerberg.

Weiner selfie.

La storia è vecchia: annoiato politico inquadra le parti intime.

La novità: le giustificazioni sono diventate più interessanti delle sconcezze – da «vediamo queste foto» a «vediamo come le spiega».

Selfie veloce.

In realtà non si capisce , ma abbiamo imparato: nel dubbio, è autoscatto.

Lo sbaglia apposta : i fotogenici non si applicano – e poi venire bene sui telefoni degli altri vale doppio.

Selfie da polemica.

Conferenza Governo/sindacati, la Cgil twitta uno scatto.

Poco dopo, i fotografi professionisti si lamentano : «Non ci rispettate» – è vero: perché ora veniamo meglio nelle nostre.