sabato 12 ottobre 2013

MICROSOFT LANCIA IL NUOVO EXPLORER, CON "IN PRIVATE" MOSSA ANTI-GOOGLE

La nuova funzione "In private" del motore explorer 8, rischia di mettere in crisi il business di Google.

La funzione infatti permette agli utenti di "nascondere" i loro percorsi di navigazione, su cui si basano le ricerche di mercato che orientano tutta la raccolta pubblicitaria di Google.

Lo rivela il Financial Times.

Microsoft lancia un nuovo motore di ricerca in grado di sfidare il gigante Google, offrendo agli utenti un'inedita tutela della privacy, come scrive il Financial Times.

Il browser "InPrivate", contenuto nel nuovo explorer 8, infatti consente agli utenti di accedere ai siti web senza mostrare le proprie abitudini di navigazione sulla rete, i cosidetti "cookies", che i siti utilizzano per ricerche di mercato e per inviare messaggi pubblicitari mirati.

Ma è proprio su questo che Google basa il proprio business, grazie anche alla neo-acquisita DoubleClick.

Durante un'intervista al Financial Times John Curran, direttore della sezione inglese di Microsoft, afferma che "alcune persone vorranno sempre essere "inPrivate", ma c'è un vincolo: proteggere la loro privacy significa anche impedire che ricevano dati rilevanti per i loro interessi".

Microsoft ha comunque deciso di cavalcare l'onda di diffidenza che si è recentemente diffusa tra gli utenti nei confronti dei server, in particolare Google, a causa dell'enorme quantità di informazioni raccolte dai motori di ricerca per i propri servizi alle agenzie pubblicitarie.

Si tratta dello stesso fenomeno che spinge moltissimi utenti (43 mila soltanto in Europa tra dicembre 2007 e gennaio 2008) a lasciare il social network più popolare del mondo, Facebook, trovando mille difficoltà e ostacoli per cancellare i propri dati nel server: l'ultimo e più noto "suicida" di Facebook è stato proprio Bill Gates, padre di Microsoft, che ha cancellato il proprio profilo per rifugiarsi nella quiete della sua privacy.

Per definire le prospettive di sviluppo della situazione, il Financial Times cita una fonte anonima informata, secondo la quale se Microsoft riuscirà a cambiare i comportamenti di navigazione degli utenti i tentativi di espansione di Google sul settore del display advertising (nuova frontiera dello spamming pubblicitario) potrebbero fallire miseramente.