lunedì 7 ottobre 2013

NON C'E' FACEBOOK O TWITTER CHE VALGA LA PROPRIA PRIVACY

La stragrande maggioranza degli italiani è fermamente convinta che la propria privacy sia un diritto inviolabile.

Lo pensa il 97% degli intervistati dal Censis per una ricerca su "Il valore dei dati nell'epoca della personalizzazione dei media", presentata oggi a Roma insieme al Garante della privacy.

E poiché è soprattutto la Rete il luogo dove le informazioni sulla propria persona rischiano di più, l'84% del campione (formato, tra l'altro, per il64% da utenti del web) ritiene sia meglio non lasciare tracce su internet.

Anche perché - è l'88% degli intervistati a esserne convinto - i grandi operatori della rete (da Google a Facebook) possiedono gigantesche banche dati.

Nessuna cautela

Tuttavia a fronte della percezione del pericolo, quattro italiani su dieci non adottano alcuna precauzione quando viaggiano per il web, anche perché uno su tre continua a pensare che i dati personali non abbiano alcun valore economico.

Questa deresponsabilizzazione tutta italica - difficile da trovare in altri Paesi Ue, dove invece l'utente ha la consapevolezza di dover essere lui stesso per primo a usare prudenza quando naviga su internet - fa il paio con l'opinione del 37% del campione della ricerca, che pretende siano le istituzioni a farsi carico della sicurezza dei dati personali sulla rete.

Ed è forse anche perciò che il 54% degli intervistati ritiene sia necessaria una normativa più stringente in materia di privacy.

Pagare per proteggersi Restano coloro che avvertono i rischi della rete e sono disposti a intervenire personalmente per limitarli.

Anche mettendo mano al portafogli: secondo la ricerca Censis, si può stimare che i cittadini siano disponibili a pagare 10 euro l'anno (importo che sale a 19 euro se la cifra è rapportata agli utenti di internet) per difendere la propria privacy online.

In totale, fanno 590 milioni di euro l'anno.

Connessi in 5 miliardi .

Esigenza che in futuro si farà sentire sempre di più, perché - come ha sottolineato Antonello Soro, presidente del Garante della privacy - nel giro di pochi anni gli utenti connessi diventeranno 5 miliardi.

Dunque, «occorre far crescere - ha aggiunto Soro - una cultura della difesa dei dati personali contro la minaccia cibernetica».

«Siamo di fronte a un processo che si può disciplinare non con la legge generale, ma - ha commentato Giuseppe De Rita, presidente del Censis - con la regolamentazione dei livelli intermedi».