domenica 1 dicembre 2013

ECCO SAFEPLUG, LO SCATOLOTTO PER LA PRIVACY PRÊT-À-PORTER

Uno scatolotto da 49 dollari per una privacy prêt-à-porter, grazie alla crittografia e al network Tor.

Funziona così Safeplug, dispositivo di rete che esce oggi (primo dicembre) sui mercati americani, lanciato dalla startup californiana PogoPlug.

«Ma lo venderemo presto anche in Europa», dice a Nova24 Jed Putterman, uno dei fondatori dell'azienda, che finora si è occupata solo di offrire servizi cloud storage (per musica, foto e altri file degli utenti).

Safeplug, una volta collegato al router, agisce come un proxy e costringe tutto il traffico internet dell'utente a passare sul network Tor.

La rete Tor, gestita da volontari, maschera il luogo da cui l'utente si connette, grazie a un sistema che tra l'altro impiega algoritmi di crittografia.

Aiuta così a nasconderne l'identità e a tutelarne la privacy.

L'utente può configurare lo scatolotto via interfaccia web, dove può anche scegliere se diventare un relay Tor e quindi parte attiva del network.

«Dopo lo scandalo delle intercettazioni da parte della Nsa, gli utenti sono più consapevoli di quanto sia importante la privacy», dice Putterman.

«Crediamo però che Safeplug serva, ai normali consumatori, non tanto per difendersi da Nsa quanto dai siti web che tracciano a scopo pubblicitario le nostre navigazioni», aggiunge.

Lo scatolotto è insomma una risposta a un crescente bisogno di privacy, che secondo molti esperti può poggiare sull'adozione massiva della crittografia.

L'ha detto qualche giorno fa anche Eric Schmidt, presidente di Google: contro la sorveglianza di massa da parte dei Governi, serve che anche la crittografia diventi di massa.

Finora non ci è riuscita perché è complicato usarla, per l'utente medio.

Safeplug è uno dei primi prodotti che mira a renderla alla portata di tutti.

Il rischio però è che venga ostacolato l'attuale modello economico di internet, basato sulla pubblicità personalizzata.

Non a caso le principali aziende internet- Google, Facebook, Twitter, Microsoft- nei giorni scorsi hanno annunciato mosse per adottare la crittografia sui propri sistemi.

Lo fanno loro, quindi, sperando che non lo facciano gli utenti a casa propria.

In questo modo i big li proteggono dalle intercettazioni, ma possono continuare a usarne i dati.

Certo è che i sistemi di crittografia personali non sono sufficienti per proteggere la privacy.

«Tor impedisce la raccolta a setaccio dei nostri dati.

Ma se sei già stato tracciato in qualche altra comunicazione, un'organizzazione con molte risorse può seguire comunque i tuoi movimenti su internet», dice Massimiliano Sala, docente ed esperto crittografo all'Università di Trento.

Comincia ad affermarsi l'idea che non c'è una bacchetta magica per proteggere la privacy dai nuovi rischi.

Servirà invece una molteplicità di misure e pratiche: individuali e di sistema; non solo tecniche ma anche politiche.