Il pericolo è in agguato.
Sul web, durante un colloquio di lavoro, in casa.
Basta una foto su un social network, una carta d'identità smarrita, un curriculum che finisce in mani sbagliate per vedersi prosciugato il conto in banca o diventare un debitore inconsapevole.
Perché, almeno in Sicilia, le frodi creditizie non avvertono la crisi: nei primi sei mesi dell'anno sono stati intercettati 1.267 casi, che fanno volare la regione al secondo posto subito dopo la Campania.
«Il fenomeno - rileva l'osservatorio Crif, che gestisce la più grande banca dati nazionale sul rischio creditizio - si realizza mediante furto di identità ed il successivo utilizzo illecito dei dati personali e finanziari altrui per ottenere credito o acquisire beni con l'intenzione premeditata di non rimborsare il finanziamento e non pagare il bene».
Il primato spetta alla provincia di Palermo, che con 387 casi aumenta del 59,9 per cento il numero di episodi rispetto al corrispondente periodo del 2012, piazzandosi al terzo posto nella graduatoria nazionale che vede in testa Napoli e Roma.
Ma anche a Catania gli acquirenti non dormono sonno tranquilli: con 279 casi la città etnea si colloca al sesto posto assoluto.
Segue Messina, con 150 casi.
E poi a ruota Trapani (116), Agrigento (88 casi con un incremento del 51,7 per cento), Siracusa (86), Ragusa (69), Caltanissetta (67) ed Enna (25).
«Selezioniamo bene quello che mettiamo online o condividiamo sui social network perché troppo spesso, con superficialità, porgiamo su un vassoio, visibile a tutti, la nostra identità», dice il garante della privacy Antonello Soro.
Un "errore" quello di consegnarsi ai social network che è costato caro alla palermitana Lucia, 35 anni, impiegata: «A giugno ho scoperto che qualcuno aveva ottenuto a mia insaputa un finanziamento di oltre 30 mila euro utilizzando le mie generalità, ma il fatto più grave è che il pagamento veniva addebitato mediante cessione del quinto dello stipendio.
Dai controlli che ho fatto successivamente ho scoperto che a mio nome risultava anche un finanziamento da 4 mila 500 euro acceso per l'acquisto di una moto.
I dati utilizzati per falsificare documenti e cedolino della busta paga sono stati recuperati dal mio profilo su facebook e su linkedin, dove in effetti ho pubblicato con molta disinvoltura un sacco di informazioni personali».
Anche fuori dalla rete dei social, però, il raggiro è in agguato.
Nel marzo scorso Claudia, 33 anni, maestra d'infanzia è andata ad acquistare un pc portatile a rate.
«Ma, inaspettatamente - racconta - a mio nome risultava attivo un finanziamento sul quale gravavano ritardi nei pagamenti.
Dopo varie ricerche ho scoperto che era stato concesso a dicembre per l'acquisto di un impianto Hi Fi presso un punto vendita di Latina.
Ho chiesto copia del documento di identità presentato ed ecco l'amara sorpresa: i dati erano miei, ma la foto di un'altra donna che, però, ho riconosciuto: un anno fa mi aveva fatto un colloquio per un lavoro da babysitter.
Avevo risposto ad un annuncio e mi aveva chiesto la copia di un documento».
La truffa telematica segue tutte le strade, anche quelle "tradizionali" del furto in casa.
Racconta Giovanni, 49 anni, di Palermo, impiegato: «Lo scorso gennaio, al rientro dalle vacanze di Natale con la mia famiglia, ho trovato la serratura di casa forzata: i ladri erano entrati rubando qualsiasi cosa, anche la mia carta di identità appena scaduta.
Alcuni mesi dopo ho ricevuto una telefonata da parte di una società finanziaria che sollecitava il pagamento di due rate scadute e non pagate relative all'acquisto di un televisore al plasma del valore di 2 mila euro.
Ma non avevo effettuato io quell'acquisto.
Ho chiesto di visionare il contratto e copia dei documenti: il truffatore aveva utilizzato la mia vecchia carta di identità modificando foto e alcuni dati, tra cui la data di scadenza.
Pensavo che con il furto in casa mi avessero derubato di ogni cosa e invece ora ho scoperto che hanno rubato anche la mia identità».
La maggior parte delle volte, però, il ladro d'identità arriva dalle nebbie del web.
Ecco il racconto di Giorgio, 45 anni, medico: «Avevo deciso di acquistare casa e, dopo varie ricerche, io e mia moglie c'eravamo innamorati di un appartamento in centro che poteva accogliere il nostro primo figlio in arrivo.
Contratto con l'agenzia immobiliare e mi rivolgo ad una società finanziaria per una richiesta di mutuo.
L'autorizzazione, però, mi viene negata a causa degli arretrati di pagamento (5 rate) relativi ad un finanziamento che però non era stato richiesto da me, anche se i documenti allegati presentavano i miei dati personali.
Un ladro d'identità aveva provveduto a creare dei documenti falsi per poter ottenere fraudolentemente il finanziamento.
Ho dovuto rivolgermi ad un avvocato per risolvere il problema e, oltre al dispendio di tempo e denaro, la beffa: la casa che avevamo scelto, nel frattempo, è stata venduta».
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