Torna il terrore delle rapine in Veneto, terra che ricorda ancora bene gli assalti in villa, i colpi col kalashnikov ai supermercati, gli agguati ai blindati, vissuti non molto tempo fa.
Un’escalation di violenza che si ripresenta oggi, con otto episodi diffusi in quattro province su sette nel giro di due giorni.
La più bersagliata è Padova, teatro di tre episodi nel giro di 48 ore, ai quali si aggiungono altre rapine a Conegliano, Rovigo, Villafranca, Zero Branco e Treviso.
Ma la stessa città del Santo l’11 dicembre aveva subìto un’altra rapina eclatante, messa a segno alla gioielleria «Rocca» di piazza Cavour da due banditi travisati con sciarpa e berretto e armati di pistola.
«E’ una situazione che desta molta preoccupazione— commenta il vicesindaco reggente Ivo Rossi — siamo di fronte a una criminalità organizzata, armata e feroce.
Parlerò con i vertici delle forze dell’ordine per avere l’esatta consapevolezza del quadro e capire se possano esserci legami tra i diversi colpi.
Credo che più di uno spiegamento di forze ci sia bisogno di un lavoro di intelligence, per capire la vera natura del fenomeno.
Per contrastarlo con efficacia è necessario chiarire se si tratta di un fatto contingente, legato appunto al periodo, oppure se dobbiamo affrontare una recrudenza dei reati predatori ».
Le forze dell’ordine fanno notare che negli ultimi tre mesi sono usciti dalle carceri molti ex rapinatori, che hanno bisogno di soldi e che probabilmente sperano in un nuovo indulto o nell’amnistia, perciò non si fanno scrupoli a tornare a delinquere.
«Stiamo predisponendo un piano straordinario per difendere le nostre città — replica il ministro dell’Interno Angelino Alfano a Padova—rafforzeremo i presidi sul territorio e se necessario anche la legislazione per contrastare e punire i reati predatori».
«E’ una vera emergenza — denuncia la senatrice Elisabetta Casellati (FI) — alla quale bisogna rispondere su due versanti.
Sul fronte della repressione, che va implementata a tutela della popolazione, ma anche su quello dell’educazione alla legalità: non si possono più tollerare accattonaggio e commercio abusivo, per esempio.
Ormai le nostre città sono diventate invivibili, è impossibile anche una normale passeggiata, perciò non sono più concepibili nè la tolleranza della sinistra nè i tagli alle forze dell’ordine, per noi una priorità».
«Può fare molto anche il singolo Comune— osserva Massimo Bitonci, senatore della Lega — per esempio Padova può tagliare le spese di rappresentanza e i fondi destinati alle feste etniche, per destinarli alla sicurezza.
Tema sul quale io presento un’interrogazione parlamentare alla settimana e che è al centro del programma del mio partito, stampato su volantini a breve in distribuzione a tutte le famiglie padovane.
Nel documento diciamo che il sindaco può fare molto — insiste Bitonci — per esempio togliendo il maggior numero possibile di vigili dagli uffici per metterli sul territorio e contribuendo all’attivazione di una centrale operativa unica tra forze dell’ordine.
Inoltre la città del Santo dovrebbe essere presidiata da migliaia di telecamere, non da poche decine.
Certo, magari ne risentirebbe un po’ la privacy, ma a beneficio della tutela di tutti».
Il senatore del Carroccio non risparmia un’ultima stoccatina all’ex primo cittadino Flavio Zanonato, ora responsabile del dicastero dello Sviluppo economico nel governo Letta.
«Un rinforzo della polizia?
Beh, Padova ha espresso un ministro — ricorda Bitonci —se non ci pensa lui alla sua città...».
Nel frattempo si è fatto avanti il vicegovernatore Marino Zorzato (nuovo centrodestra): «Come Regione stiamo seguendo molto da vicino l’evolversi della situazione, perciò chiediamo all’esecutivo di Palazzo Chigi se dentro il patto di governo ci sia un’azione mirata a sostegno della sicurezza.
Alfano ha firmato un protocollo sulla legalità a Verona, un altro è in preparazione a Venezia, magari si potrebbero accendere i riflettori anche su Padova».
«Ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Interno, perchè intervenga in maniera strategica.
— rivela Antonio De Poli, senatore e coordinatore veneto dell’Udc —
Il che significa non togliere fondi alle forze dell’ordine, ma al contrario dotarle delle risorse necessarie a contrastare la criminalità.
Altrimenti si rischia di tornare ai tempi bui delle rapine in villa».
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