Dopo qualche anno torniamo in questo ristorante della prima periferia, noto agli appassionati di cucina per l'abilità del suo cuoco e condottiero Max Poggi, tra i migliori professionisti del nostro territorio che, a differenza di altri suoi colleghi, preferisce stare ai fornelli piuttosto che alle manifestazioni gastronomiche o sotto i riflettori della tv.
Il locale è come in passato: boiserie, pareti color mattone e tavoli correttamente distanziati che consentono la giusta privacy.
Il menu, sfizioso senza eccessi, propone portate di terra e di mare realizzate con ingredienti di stagione.
Inoltre, tre primi tradizionali: tortellini in brodo, lasagne verdi al ragu e, crediamo ad uso dei turisti, giustamente virgolettati gli "spaghetti alla bolognese".
C'è da dire che questo piatto, pur non essendo codificato come tipico, più di tutti ha reso famosa la cucina bolognese all'estero.
La carta dei vini non osa ed offre etichette e ricarichi corretti.
Buoni i panini di produzione propria, così come il saluto della cucina, una zuppetta di mare su salsa di zucca.
Tra gli antipasti (tutti a 16 euro), gustosa la polpetta di calamari, insalata di finocchi e arance.
Bilanciati i ravioli di animelle, funghi freschi, secchi e spinaci (16 euro).
Tra i secondi (tutti a 22 euro), buono ma scarso, l'ossobuco in gremolada, riso alla zafferano e zucca che, se si esclude l'accompagnamento con la purea dell'ortaggio di stagione, è un omaggio alla cucina milanese; riuscito anche il merluzzo arrosto in crosta di fagioli, funghi e prezzemolo.
Tra i dessert semplice e goloso il flan di castagne e gelato al cioccolato (8 euro).
Chiudiamo soddisfatti con uno splendido caffè di Lelli.
Il servizio è affabile.
Alla carta, dall'antipasto al dolce, si spendono 66 euro e, in considerazione delle porzioni poco generose, chi abitualmente si sazia con due portate questa volta potrà prenderne una terza.
Convenienti i menu degustazione a 38, 50 e 55 euro (3, 4 o 5 portate) per almeno due persone.
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