Proprio nel giorno in cui otto società tecnologiche, fra cui Google, Facebook e Twitter, scrivono una lettera aperta al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, chiedendo di riformare le operazioni di sorveglianza del governo di Washington, emergono nuovi inquietanti dettagli sullo scandalo delle intercettazioni da parte dei governi statunitense e britannico.
Videogames sotto controllo.
Le intelligence statunitense e britannica, infatti, non si limitavano a controllare le attività reali di milioni di persone, come l'opinione pubblica mondiale ha scoperto negli ultimi mesi, ma seguivano gli individui anche nelle loro vite virtuali: la National security agency (Nsa) e il Government communications headquarters (Gchq), tra i loro compiti, avevano anche quello di raccogliere informazioni su milioni di giocatori carpendoli dai dati online dei videogiochi più diffusi su scala globale: da 'Second life' a 'World of warcraft'.
Questo, almeno, secondo le ultime rivelazioni di Edward Snowden, l'ex contractor della Nsa.
Secondo i documenti rivelati da Snowden, le intelligence hanno deciso di entrare nei mondi virtuali per paura che le reti terroristiche e criminali potessero usare i giochi online per comunicare segretamente, organizzare attentati e spostare ingenti quantità di denaro.
Così, intuendo il pericoloso potenziale dei giochi online, le spie hanno creato personaggi di fantasia per seguire milioni di persone anche nelle loro vite virtuali.
Anche se qualcuno sospetta che la minaccia potrebbe essere stata ingigantita dalle agenzie di intelligence visto che, secondo quanto scrive il New York Times, non sembra che l'ingresso nei mondi virtuali abbia portato dei risultati.
Scettici gli esperti.
I giochi "sono creati dalle aziende per fare soldi; le identità e le attività dei giocatori sono monitorate", ha spiegato Peter Singer della Brookings Institution, autore di un libro sulla sicurezza e la guerra informatica ("Cybersecurity and cyberwar: what everyone needs to know").
"Per i gruppi terroristici che cercano di tenere segrete le comunicazioni - continua Singer - ci sono modi più semplici ed efficaci per farlo", senza bisogno di creare un avatar.
Le rivelazioni sulla sorveglianza nei mondi virtuali fanno così emergere nuove preoccupazioni sul rispetto della privacy.
Non è chiaro al momento quanti giocatori siano stati controllati e quante informazioni su cittadini americani siano state raccolte, secondo il New York Times.
L'azienda che ha creato World of warcraft, la Blizzard Entertainment, ha dichiarato al quotidiano che le agenzie d'intelligence non hanno ricevuto alcun permesso per spiare i giocatori; molti di questi sono americani, che possono essere controllati solo con il permesso del Foreign intelligence surveillance court, il tribunale segreto istituito dal Foreign intelligence surveillance act.
Secondo i documenti che Snowden ha consegnato al Guardian, che li ha condivisi con New York Times e ProPublica, la Nsa avrebbe cominciato a interessarsi ai giochi online nel 2007, visto il crescente successo dei mondi virtuali; già dal 2008, secondo uno dei documenti, la Gchq avrebbe messo in atto "il primo spiegamento operativo in Second life", con il nome in codice "Operation galician", aiutando la polizia di Londra a fermare una rete malavitosa che entrava nei mondi virtuali per rubare i dati delle carte di credito.
Secondo documenti del 2008 della Nsa, l'agenzia avrebbe identificato utenti potenzialmente pericolosi nei giochi online, ma non esisterebbero prove di un uso criminoso degli avatar.
Dal 2009, poi, le agenzie avrebbero cominciato a raccogliere un numero molto alto di informazioni dai giochi online.
Le richieste della Silicon Valley.
Pur capendo le preoccupazioni della Casa Bianca sulla sicurezza nazionale, però, le compagnie leader di Internet chiedono riforme del modo in cui Washington controlla i suoi cittadini, affermando che le ultime rivelazioni hanno reso chiaro che servono leggi accurate per bilanciare i controlli con i diritti individuali.
"L'equilibrio in molte nazioni è andato troppo a favore dello Stato e lontano dai diritti degli individui, diritti espressi dalla Costituzione", recita la lettera.
"Ciò mina le libertà che tutti amiamo.
È il momento di cambiare", proseguono i colossi del web.
I funzionari dell'intelligence ribattono alle accuse sttolineando come le tattiche dell'Nsa abbiano aiutato a impedire attacchi terroristici e che le autorità non hanno l'abitudine di spiare i contenuti di telefonate e messaggi dei cittadini Usa.
Le compagnie chiedono però nella lettera che le agenzie di intelligence fissino delle regole che impongano "limitazioni ragionate sulla loro abilità di obbligare i fornitori di servizi a rendere noti i dati degli utenti".
"Le notizie sulla sorveglianza del governo - ha detto il fondatore di facebook, Mark Zuckerberg - hanno dimostrato che esiste un vero bisogno di maggiore apertura e nuovi limiti su come i governi raccolgono informazioni.
Gli Stati Uniti dovrebbero cogliere questa opportunità e guidare queste riforme, mettendo a posto le cose".
Lo scandalo si allarga a Gps e web.
Nel frattempo, però, lo scandalo continua, coinvolgendo non solo l'Nsa.
La pratica di 'spiare' le chiamate sui cellulari in America sarebbe infatti ben più diffusa.
Secondo il Washington Post solamente nel corso dell'ultimo anno la agenzie federali, statali e locali che indagano su reati penali hanno avanzato alle società telefoniche almeno 9.000 richieste di dati, compresi i numeri di tanti cittadini estranei alle indagini.
La frenetica attività di controllo, emersa nel corso di un'inchiesta condotta dal Congresso, aumenta così le preoccupazioni sul fronte della privacy di milioni di cittadini americani che non sono sospettati di alcun crimine.
Anche in questo caso quello che viene seguito è il 'metodo Nsa', con i cellulari che vengono tracciati per seguire i movimenti delle persone.
L'indagine è stata eseguita sulla base delle informazioni fornite da otto compagnie telefoniche e ha portato alla luce anche dell'altro.
Le richieste delle forze dell'ordine, infatti, non si limitano alle telefonate, ma anche ai dati sulla localizzazione Gps e agli indirizzi web.